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Quando e come revocare l’amministratore di condominio

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La nomina dell’amministratore per la gestione del condominio è obbligatoria solo quando i condomini di un edificio sono più di otto, dunque, per quelle compagini con meno di nove condomini (c.d. “piccoli condomini”) i partecipanti possono provvedere autonomamente alla gestione del condominio.

L’amministratore è “l’organo esecutivo” del condominio.
L’art. 1129 c.c., rubricato “Nomina, revoca ed obblighi dell’amministratore”, oltre a stabilire i compiti ed i doveri dell’amministratore fa chiarezza sulle ipotesi di revoca.
La revoca, dunque, “può essere deliberata in ogni tempo dall’assemblea con la maggioranza prevista per la nomina dell’amministratore oppure con le modalità previste dal regolamento di condominio. L’amministratore può altresì essere revocato dall’autorità giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, oltre che nel caso previsto dall’ultimo comma dell’art. 1131, se non rende il conto della gestione, ovvero in caso di gravi irregolarità”. Nel dettaglio quindi, per revocare l’amministratore occorre la maggioranza degli intervenuti all’assemblea che rappresentino almeno 500 millesimi (la metà del valore dell’edificio).

 

 

I casi di irregolarità nella gestione

 

 

La legge non lascia al libero arbitrio dei condomini la possibilità di revoca ad nutum dell’amministratore, ma specifica nel dettaglio le ipotesi che possono portare al sollevamento dal’incarico anzitempo. Tali predetti eventi sono tutti riconducibili ad una errata e poco attenta gestione del mandato conferito e sono:

1) l’omessa convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale, il ripetuto rifiuto di convocare l’assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore o negli altri casi previsti dalla legge;

2) la mancata esecuzione di provvedimenti giudiziari e amministrativi, nonché di deliberazioni dell’assemblea;

3) la mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente del condominio;

4) la gestione secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell’amministratore o di altri condomini;

5) l’aver acconsentito, per un credito insoddisfatto, alla cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio;

6) qualora sia stata promossa azione giudiziaria per la riscossione delle somme dovute al condominio, l’aver omesso di curare diligentemente l’azione e la conseguente esecuzione coattiva;

7) l’inottemperanza agli obblighi di cura del registro anagrafe del condominio, del registro dei verbali delle assemblee, del registro della contabilità e dell’obbligo di fornire al condomino attestazione sullo stato dei pagamenti degli oneri;

8) l’omessa, incompleta o inesatta comunicazione dei dati di cui al secondo comma del presente articolo.

Inoltre, è data facoltà ai condomini di richiedere la revoca dell’amministratore  nei casi in cui siano emerse gravi irregolarità fiscali o di non ottemperanza a quanto disposto dal numero 3), ed invero essi, anche singolarmente, possono chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione e revocare il mandato all’amministratore.  Da ciò consegue che, in caso di mancata revoca da parte dell’assemblea, ciascun condomino può rivolgersi all’autorità giudiziaria; in caso di accoglimento della domanda, il ricorrente, per le spese legali, ha titolo alla rivalsa nei confronti del condominio, che a sua volta può rivalersi nei confronti dell’amministratore revocato.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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