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Relazione padre-figlia compromessa? La volontà del minore va rispettata

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In seguito alla separazione dei genitori, il Tribunale ha demandato ai Servizi sociali la presa in carico della figlia della coppia affinché monitorassero la ripresa dei rapporti della minore col padre e segnalassero eventuali comportamenti ostativi, da parte della madre, all’esercizio della sua funzione genitoriale.
Il padre ha presentato ricorso lamentando l’affidamento presso la madre e che l’interruzione degli incontri in ambiente neutrale con la figlia è avvenuta per volontà della madre. La Corte, con sentenza del 7 ottobre2016 n.20107, lo ha respinto sulla scorta delle dichiarazioni della stessa minore: la sua indisponibilità a partecipare al progetto di riavvicinamento col padre è dettata dalla scarsa presenza dello stesso, dalla poca attenzione nei suoi confronti, dicendosi ferita da questo comportamento e aggiungendo che un riavvicinamento potrà avvenire solo su base spontanea, da una prova sincera e amorevole di interesse, e non perché dettato da un tribunale o dai servizi sociali.
Si tratta di una decisione incentrata sulla valutazione dell’interesse della minore e sulla valorizzazione della sua capacità di autodeterminarsi per poter favorire il recupero della relazione padre-figlia che, secondo la Corte, potrebbe ulteriormente essere pregiudicata dall’imposizione dei regimi di affidamento e da incontri obbligati.

 

Alienazione genitoriale

 

In situazioni in cui i rapporti del bambino con il padre risultano condizionati, nel senso che egli tende a rifiutarlo, ad avere un atteggiamento di opposizione nei suoi confronti indotto dal genitore alienante, che al contempo viene idealizzato, si parla di PAS (Sindrome di Alienazione Parentale). La sindrome in questione insorge quando è presente una situazione conflittuale tra i due genitori per cui l’uno cerca di “eliminare” l’altro dalla vita del figlio che è manipolato in modo da averne una visione negativa. Ciò, come si può intuire, rappresenta una vera e propria violenza nei confronti del minore che viene privato di un punto di riferimento importante per il suo sviluppo e per il suo equilibrio affettivo, ma rappresenta anche una violazione del diritto alla genitorialità, costituzionalmente garantito. Un danno morale e materiale che è diventato oggetto di numerose discussioni tra pareri contrari e favorevoli nonché oggetto di una proposta di legge al fine di ottenerne il riconoscimento come reato.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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