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Se il “capo” è una donna, l’azienda fa più utili

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Un’azienda capitanata da una donna? Genera più utili. A dirlo è uno studio condotto dal Pearson Institute for international economics di Washington su un campione di oltre 21mila aziende pubbliche in 91 Paesi. Tra queste, infatti, quelle con almeno il 30% di lavoratrici in ruoli dirigenziali avrebbero mostrato un aumento di oltre il 6% degli utili netti. Come a dire, fai in modo che il top management sia “in rosa” e a guadagnarne sarà, prima di tutto, la tua azienda.

La ragione? È da ricercare, secondo gli esperti, nell’attitudine delle donne manager. Come ha spiegato l’economista Daniela Del Boca al CorSera, infatti, “le manager sono consapevoli di essere guardate a vista e quindi danno sempre il massimo. Lavorano di più. Mediamente sono molto preparate perché devono dimostrare di meritare un posto che è stato affidato loro grazie a una legge (quella sulle quote rosa in vigore in Italia dal 2012, ndr). Inoltre il loro arrivo scardina dinamiche di potere tanto consolidate quanto controproducenti,  la corruzione per esempio”.

 

L’Italia terza tra i paesi con più donne nei cda, ma servirà davvero al benessere aziendale?

 

Con lo stesso studio, poi, un’altra bella sorpresa arriva per i nostro Paese. Dopo Norvegia e Lettonia, l’Italia sale, infatti, finalmente sul podio per la più alta partecipazione di donne nei consigli di amministrazione delle aziende quotate in borsa. Nel 2014, anno a cui sono riferiti i dati del Pearson Institute, erano almeno il 24% – ben più del 7,4% registrato nel 2011, quando ancora non c’era norma che stabilisse il minimo di quote rosa nei cda, e comunque meno del 27,6% di donne che, secondo l’ultima registrazione dello scorso giugno, occuperebbero oggi ruoli altamente manageriali. Ancora migliore appare la posizione italiana se confrontata a quella di Germania e Olanda, più in basso nella classifica con solo il 6% di lavoratrici nei cda.

Ma basterà davvero la presenza “rosa” nei consigli d’amministrazione a salvare le aziende pubbliche e i loro conti? Nonostante i risultati positivi, secondo il Pearson Institute, sembrerebbe di no. Non solo perché quasi un terzo delle aziende prese in considerazione non avevano ancora donne né nel board, né in ruoli di top management. Ma soprattutto perché  “i consigli d’amministrazione delle imprese quotate in borsa sono un facile bersaglio per i legislatori, ma i benefici concreti di politiche e interventi per aumentare la presenza femminile nei vari ranghi aziendali potrebbero essere notevolmente maggiori” -chiariscono dall’Istituto.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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