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Abbandono del tetto coniugale è sempre reato o posso andar via sbattendo la porta di casa?

tortaROMA – E’ un dilemma che attanaglia il partner in crisi che non ce la fa più: posso andar via? O c’è il rischio che i Carabinieri vengano a cercarmi? Il problema è stato più volte sollevato innanzi alla Corte di Cassazione che ha precisato, un’ennesima volta proprio in questi giorni, che “se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di genitore e di coniuge) è avvenuto per una giusta causa non si commette alcun reato : perché scatti la pena, infatti, non è sufficiente il solo sottrarsi alla coabitazione, ma è anche necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e costituisca un volontario inadempimento agli obblighi di assistenza” (sent. n. 34562 dell’11.09.2012).

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Si configura il reato quando“l’allontanamento risulti privo di una giusta causa, connotandosi – si legge in un’ulteriore sentenza – di reale disvalore dal punto di vista etico e sociale (Cassazione penale sentenza 02.04.2012 n° 12310).

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La mancanza di un’intesa sessuale rappresenta una «giusta causa» per abbandonare il tetto coniugale: per questo, chi lascia il coniuge, non vivendo con lui un rapporto «sereno e appagante», non rischia di vedersi addebitata dal giudice la colpa della separazione. È quanto si evince dalla sentenza del  1° giugno 2012 n. 8773 con cui la Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo che chiedeva l’annullamento delle pronunce di merito che avevano stabilito un assegno di mantenimento di 2.500 euro mensili a favore della sua ex moglie «in quanto l’abbandono della casa familiare appariva determinato da giusta causa, debitamente comprovata e consistente nella mancata realizzazione tra le parti di un’intesa sessuale serena ed appagante». In ultimo La giusta causa potrebbe consistere anche un grave disagio personale generato dalla forte conflittualità con l’altro coniuge, ovvero potrebbe sussistere nel fatto che la prosecuzione della convivenza, per via di dissidi interni, sia di grave pregiudizio per l’educazione della prole (sent. n. 34562 dell’11.09.2012).

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Informazioni sull'autore

Consulente legale- Caporedattore centrale e coordinatore

Ama le lingue ed i viaggi on the road auto-organizzati alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato, nel frattempo si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi di frutta.

Numero di Articoli : 183

Commenti (173)

  • mario

    Gentile avv.
    Avrei bisognio di un informazione…Io e mia moglie siamo sposati da 2anni e abbiamo
    una figlia di 9mesi..ultimamente non andiamo d’accordo e lei 2giorni fa
    ha preso la bimba ed e andata via di casa….puo farlo?cosa dovrei fare per l’affidamento di mia figlia…?
    grazie anticipate

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Caro Mario,
      sua moglie può allontanarsi dalla casa coniugale in quanto nessuno, neanche la legge, può obbligare un soggetto a vivere con un altro,il reato di abbandono di tetto coniugale non esiste più infatti. Certo è che in un eventuale e successivo giudizio di separazione questo potrà ben essere un motivo per addebitare a sua moglie la separazione stessa dimostrando l’ingiustificato ed improvviso allontanamento. Non è certo configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare che invero si sostanzia oramai nel far mancare il supporto materiale all’altro coniuge ed ai figli privandoli dei mezzi di sussistenza. Sua moglie, per contro, è tenuta a garantire la prosecuzione del rapporto padre/figlia e per questo dovrà rendersi disponibile a farLe incontrare la bimba con regolarità, nell’eventualità che per lungo tempo renda impossibile ogni incontro tra lei e sua figlia sua moglie potrebbe essere imputabile per sottrazione di minore (ma sono casi limite). Le consiglio di rivolgersi ad un legale di sua fiducia per tutelare la sua situazione e stabilire con lui, ed un eventuale legale di sua moglie, degli accordi base per gli incontri tra Lei e la bimba, magari se la riconciliazione tra voi non è possibile anche iniziare a stendere una bozza di separazione consensuale, che, una volta divenuta definitiva e omologata dal Tribunale, avrebbe valore imperativo per entrambi, per cui se sua moglie non rispettasse quanto imposto sarebbe sanzionabile per mancato rispetto di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. In sede di separazione Lei potrebbe chiedere l’affidamento della bimba, ma Le prefiguro che affidamenti al padre sono rari e seguono soprattutto situazioni di totale inidoneità ed incapacità della madre a prendersi cura del minore, in genere viene stabilito un affidamento condiviso con collocazione del minore presso la madre, tuttavia la possibilità o meno di ottenere l’affidamento va valutata caso per caso con il suo legale di fiducia.
      Cordiali saluti

      Rispondi
    • mose

      Buongiorno, mia moglie è andata in vacanza nel suo paese poi dopo due settimane mi telefona dicendomi che non torna più in Italia non mi ama più, mi ha lasciato con due figli 3 e 5 anni. Ogni giorno la chiamo ma mi dice che è finito, cosa devo fare? Siamo sposati da 4 anni siamo tutti due africani ma paesi diversi. Posso avere annullamento di matrimonio? E’ possibile divorziare senza la sua presenza? E cosa gioca sul mio favore? Grazie!

      Rispondi
      • Sonia Vallone

        Gent.le lettore,
        sua moglie per la legge italiana può allontanarsi da casa senza alcun preavviso poiché la Corte di Cassazione ha stabilito che non è più reato l’abbandono del tetto coniugale “se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di genitore e di coniuge) è avvenuto per una giusta causa non si commette alcun reato: perché scatti la pena, infatti, non è sufficiente il solo sottrarsi alla coabitazione, ma è anche necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e costituisca un volontario inadempimento agli obblighi di assistenza” (sent. n. 34562 dell’11.09.2012).
        Se vi siete sposati in Italia potrà divorziare anche senza la presenza di sua moglie, si chiama separazione giudiziale, dove lei con il suo avvocato presenterà un ricorso al Tribunale dove vive nel quale chiederà di separarsi da sua moglie poiché non vivete più insieme.
        La domanda di separazione si propone con ricorso. Nel ricorso il suo avvocato scriverà i motivi per cui state divorziando e che avete dei figli, dopo sia lei che sua moglie obbligatoriamente dovrete presentarvi davanti al Giudice, se sua moglie non si presenta il Giudice darà un’altra data.
        Quando tutti e due sarete presenti il Giudice dichiarerà con una sentenza la vostra separazione.
        Poiché sua moglie volontariamente si è allontanata da casa senza portare con sé i vostri figli, potrebbe ottenere il loro affidamento, anche se sarà il Giudice ha decidere, inoltre poiché sua moglie è andata via senza un motivo lei potrà chiedere che le spese del divorzio le paghi sua moglie così che non dovrà darle l’assegno per mantenerla.
        Inoltre se lei al momento non lavora, potrà farsi assistere da un avvocato iscritto al gratuito patrocino a spese dello Stato.
        Cordiali saluti

        Rispondi
  • R

    Salve avvocato, io non sono sposata ma mi frequento con un uomo che è sposato e con due figlie piccole, si, brutto dirlo ma sono la sua amante, lui mi ha sempre detto che ha la separazione di fatto, ma continua a vivere in casa con la moglie e le sue figlie, lui deve anche mantenere sua moglie in quanto lei non lavora da ben 3 anni.
    Lui mi dice che sua moglie lo minaccia sempre dicendogli che se scopre che lui la tradisce, li porta via le figlie e non glie le farà mai più vedere, io vorrei sapere se è una scusa dei soliti uomini che non vogliono raccontare la verità o se è vero che la moglie possa fare tutto ciò. Io ho detto che è impossibile perché per proibire di vedere i figli credo che debba succedere qualcosa di grosso, e lui mi risponde sempre che può farlo perché passerebbe sotto abbandono del tetto coniugale. Mi dica per piacere, è possibile una cosa del genere? Non so più a cosa credere.
    La ringrazio infinitamente in anticipo per la sua risposta.
    In attesa le mando i miei migliori saluti.

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Cara Lettrice,
      in amore non si può scegliere e certe persone entrano nelle nostre vite mettendo radici difficilmente estirpabili. La sua condizione è comune a molte donne, innamorate o semplicemente molto coinvolte in un rapporto con un uomo sposato ed i dubbi di tutte sono i medesimi così come spesso i comportamenti e le risposte degli uomini. Le dico innanzi tutto che per configurarsi il reato di abbandono del tetto coniugale non basta il semplice allontanamento dalla casa, magari un tempo era cosi’, oggi invece con il cambiar dei tempi si guarda molto agli obblighi nascenti dal matrimonio così come previsti dall’art 143 del codice civile, in particolare l’attenzione è puntata sull’obbligo all’assistenza materiale e morale. Da ciò consegue che il reato, che oggi è preferibile chiamare di violazione degli obblighi di assistenza familiare così come indica la rubrica dell’art. 570 c.p., viene a realizzarsi nel momento in cui uno dei coniugi abbandoni la casa senza motivo e faccia mancare alla moglie ed ai figli ogni sostegno economico lasciandoli privi di mezzi di sussistenza. Nessuno può imporre ad un soggetto come vivere la sua vita e con chi, nessuno può essere obbligato a stare con un altro soggetto tantomeno può farlo la legge. Il matrimonio è un contratto e dunque un accordo tra due soggetti per condividere l’esperienza della vita in comune, ma può benissimo scioglersi nel momento in cui uno dei due coniugi cessi di voler stare con l’altro per qualsiasi motivo, egli però è tenuto a rispettare determinati obblighi che firmando l’atto di matrimonio si è assunto: deve provvedere in base ai propri redditi al sostentamento della famiglia sia durante il matrimonio sia quando questo è terminato. Dunque il suo compagno può lasciare la casa senza problemi l’importante è che continui a provvedere alla moglie ed alle figlie, nel contempo però è sempre bene recarsi da un legale per far inviare alla moglie una lettera in cui si esplicita l’intenzione di chiedere la separazione per sopravvenuta impossibilità della convivenza o per divergenze insanabili tra i due.
      E’ anche normale, ragionando a livello psicologico e dei sentimenti, che la moglie cerchi in tutti i modi di tenerlo con sè se lo ama ancora e se ha paura di perdere la famiglia che si è creata e dunque lo minacci utilizzzando le bambine. La moglie però non può in alcun modo vietare al marito di vedere le figlie, potrebbe rischiare una denuncia per sottrazione di minore nel momento in cui le bambine siano totalmente sottratte alla vigilanza dell’altro coniuge così da impedirgli la funzione educativa e l’esercizio della patria potestà o peggio se viene impedito in toto il rapporto padre-figlie. Sicuramente in caso di separazione si avrebbe un affidamento condiviso delle bambine ma sarebbero collocate presso la madre, cioè vivrebbero con lei e di certo la oramai ex moglie potrebbe rendere al suo compagno la vita difficile, ostacolare il rapporto con le figlie ed altro e lui non potrebbe fare altro che cercare di sopportare (perchè può denunciare solo se non vede del tutto le figlie e non se le vede ad intermittenza o non con regolarità), se invece lui chiede la separazione la moglie sarà obbligata a rispettare il provvedimento del giudice altrimenti rischia la reclusione fino a 3 anni o una multa fino a 1032 €.
      Spero di aver chiarito i suoi dubbi, non è una bella situazione ed è frequente che le mogli usino i figli in questo modo per tenere unita la famiglia. Mi ricontatti per ulteriori quesiti.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • R

    La ringrazio di cuore per la sua veloce, cortese e chiara risposta. Vero, purtroppo tante donne usano i figli come minaccia, e questo non è giusto. Ora vedremo come andrà a finire..grazie mille ancora di cuore. Buona domenica.

    Rispondi
  • hassan

    Salve.sono hassan , sono egiziano sposato con cittadina italiana nei primi 3mesi della sua gravidanza sono successi problemi e io le ho alzato le mani e lei è entrata in ospedale e lei non ha voluto firmare la denuncia contro di me ai carabinieri che sono andati da lei in ospedale le hanno detto che la fanno loro la denuncia contro di me perché c’erano testimoni. A me però mi hanno tenuto per 4 ore da loro in commissariato e poi mi hanno fatto andare dopo che ho firmato delle carte.o
    Ora io dovrei chiedere la cittadinanza italiana per matrimonio e vorrei capire se questo motivo potrebbe essere un problema e ad avere il rigetto della pratica. Grazie anticipatamente

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Caro Hassan,
      il codice penale sanziona i comportamenti violenti in genere ma nello specifico all’art 572 prevede che “chiunque maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni” il reato è perseguibile d’ufficio, cioè è denunciabile da chiunque ne abbia avuto notizia oltre che dalla stessa vittima. La’rt 331 del codice di procedura penale impone poi l’obbligo ai pubblici ufficiali ed agli incaricati di pubblico servizio di denuncia all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia l’obbligo di riferire, la notizia di ogni reato perseguibile d’ufficio di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, nel suo caso i carabinieri sono venuti a conoscenza dei maltrattamenti in ragione del loro servizio presso l’ospedale. In generale Le consiglio di contattare un legale per apporontare la futura Sua difesa nel procedimento penale che ne seguirà.
      Passando all’altra questione, la cittadinanza, ai sensi dell’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 e successive modifiche e integrazioni, può essere concessa per matrimonio,quando il richiedente, straniero o apolide, è coniugato con cittadino italiano e risiedere legalmente in Italia da almeno 2 anni dalla celebrazione del matrimonio, questi termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati dalla coppia. Non vi sono problemi all’acquisto della cittadinanza se non vi è ancora una condanna definitiva, il diniego della cittadinanza a fronte di una mera denuncia costituisce una violanzione del limite stabilito dalla legge. Questo è confermato dal recente orientamento del TAR del Piemonte ha rifiutato la concessione della cittadinanza ad un cittadino marocchino in quanto definitivamente condannato per maltrattamenti in famiglia.
      Le consiglio dunque di presentare al più presto la documentazione per ottenere la cittadinanza, una volta ottenuta la legge non consente la revoca del decreto di conferimento della cittadinanza italiana per circostanze sopravvenute.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
    • Rolando

      La chiamerò solo Hassan, in quanto signor o uomo mi risulta difficile, forse vigliacco è il termine piu appropriato. Lei ha un bel coraggio a scrivere che ha picchiato sua moglie, per di più incinta e mandarla in ospedale e, preoccuparsi se può ottenere la cittadinanza. Con tutto il rispteto per quella povera donna. Io spero chel oltre a non avere la cittadinanza lo mandino a casa sua o in galera, posto appropriato per gente come lei

      Rispondi
  • giovanni

    Salve avvocato vorrei sapere una cosa. mi sto lasciando con mia moglie,abbiamo qualche soldino in banca tutti guadagnati da me ,e a me intestati ,con la comunione dei beni mia moglie puo’ usufruire di questi soldi?

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Gentile Lettore,
      secondo quanto prescritto dall’art. 177 lett. c) c.c. sono esclusi dalla comunione i proventi dell’attività separata svolta da ciascuno dei coniugi se tali proventi siano stati consumati, anche per fini esclusivamente personali, in epoca precedente allo scioglimento del regime legale.
      Secondo un recente ma consolidato orientamento della Cassazione, il saldo attivo di conto corrente bancario intestato – in regime di comunione legale – soltanto a uno dei coniugi, e nel quale siano affluiti i proventi dell’attività separata svolta dallo stesso, se ancora sussistente, deve considerarsi facente parte della comunione legale con il conseguente riconoscimento di una titolarità comune dei coniugi sul saldo. Dunque, sua moglie avrà diritto ad una parte del denaro, quella che ancora sarà presente sul conto al momento della separazione innanzi al giudice.
      Secondo quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione, sentenza n. 19567/2008, il denaro risultante dal saldo attivo di un deposito bancario in conto corrente «non rientra nella comunione ex art. 177 c.c., comma 1, lett. a) (da ultimo Cass. 20 gennaio 2006, n. 1197), proprio perché non rappresenta una forma di investimento dello stesso, rientrando invece nella comunione de residuo ai sensi dell’art. 177 c.c., comma 1, lett. c)», qualora non sia stato consumato al momento dello scioglimento della comunione.

      Ciò, con riferimento ai redditi dei coniugi, costituisce una specificazione del più generale principio espresso da Cass. n. 13441/2003, secondo cui «i redditi individuali dei coniugi, tanto che si tratti di redditi di capitali (art. 177 lett. b, c.c.), quanto che si tratti di proventi della loro attività separata (art. 177 lett. c, c.c.), non cadono automaticamente in comunione,ma rimangono di pertinenza del rispettivo titolare, salvo diventare comuni, nella misura in cui non siano stati già consumati, al verificarsi di una causa di scioglimento della comunione» (nello stesso senso cfr. Cass. n. 14897/2000 e Cass. n. 8865/1996).
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • dioooo

    Ciao sono straniero sposato con italiana piu grande di me ho fatto domanda di cittadinanza da un anno 5mese però fino ora niente .ho dubbi perché mi sono trasferito cambiando residenza per motivo di lavoro vorrei sapere se per legge e un problema ? Grazie

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Caro lettore,
      il cambio di residenza va immediatamente comunicato alla Prefettura presso la quale è stata depositata la domanda per la cittadinanza che provvederà a aggiornare il fascicolo elettronica della pratica.
      Il Call Center del Ministero dell’Interno fornisce agli utenti indicazioni sulle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana e informazioni per conoscere lo stato delle pratiche già avviate.

      Numeri a cui chiamare: 06 48042101 – 06 48042102 – 06 48042103 – 06 48042104
      Il servizio è operativo:
      Dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 14.00;
      il martedì, il mercoledì ed il giovedì anche dalle ore 14.30 alle ore 18.30
      Giorni festivi esclusi

      Il mio consiglio è di notificare il cambio di residenza alla Prefettura in due momenti:
      1)Comunicazione che è stato richiesto in Comune il cambio di residenza e che le eventuali comunicazioni dovranno essere inviata da subito al nuovo indirizzo
      2)Comunicazione dell’avvenuto cambio di residenza quando il processo si sarà concluso.
      A tali comunicazioni può allegare la ricevuta che l’anagrafe le ha rilasciato quando ha depositato la richiesta di cambio di residenza, o può fare anche una dichiarazione sostitutiva di certificazione in cui indica il passaggio alla nuova residenza specificandone l’indirizzo.
      Cordiali saluti
      Diana Ferrara

      Rispondi
  • marco

    buongiorno avvocato,
    mi sto separando da mia moglie perchè lei mi ha tradito con uomini e con donne. Insieme abbiamo 2 (due) conto correnti intestati con banche diverse (Deutsche bank e Unicredit). abbiamo anche due bambini 8 anni e 4 anni quindi minori ed entrambi hanno ognuno il proprio libretto bancario. volevo sapere se mia moglie può prelevare dei soldi da questi libretti senza esserci la firma congiunta visto, che quando sono stati aperti abbiamo firmato entrambi.
    Gentile avvocato scrivo la presente perchè vorrei tutelare i risparmi dei miei figli ed anche per sapere come procedere per bloccare questi prelievi senza firma congiunta. Poi mi chiedo anche: “come può la banca (unicredit) permettergli di prelevare dai libretti dei bimbi senza chiedere la mia firma”?
    nel ringraziarla porgo cordiali saluti
    Marco

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Gentile Lettore,
      il suo quesito trova risposta nella esplicitazione delle due modalità possibili di cointestazione dei conti.
      Conto Cointestato con firma disgiunta: questa soluzione permette ai cointestatari di effettuare liberamente tutte le operazioni che vuole (emissioni assegni, bonifici, ecc.) non necessitando dell’approvazione degli altri titolari.
      Conto Cointestato con firma congiunta: in tal caso tutte le operazioni (emissioni di assegni, bonifici, ecc.) possono esssere avviate solo dopo che tutti i cointestatari dia il consenso tramite apposizione della firma. Ne deriva che nessun cointestatario può eseguire operazioni in autonomia.
      Pertanto se sua moglie può compiere le operazioni che Lei riferisce vuol dire che al momento della creazione del conto, pur avendo apposto entrambi la firma, avete indicato come modalità di gestione quella della firma disgiunta. In verità quali esercenti la potestà genitoriale entrambi avete gli stessi diritti e doveri e la Banca, se non diversamente avvisata e se non vi è un conto con firma congiunta, non può conoscere i dissapori o disaccordi interni alla coppia, nel vedersi chiedere denaro da uno dei genitori che ha aperto il libretto e depositato la firma non può rifiutarsi di erogare la somma.
      Nel suo caso dovrebbe richiedere al giudice che si sta occupando della separazione di prendere in considerazione la situazione dei libretti e valutare in che modo disporre per la loro futura gestione (magari imponendo una rendicontazione). In ogni caso sua moglie per quanto già eventualmente prelevato potrà facilmente addurre l’utilizzo del denaro per esigenze dei figli, in quest’ipotesi la prova del contrario è particolarmente complessa e sarebbe a suo carico.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • silvia

    Salve mi chiamo ,sono sposata ,mio marito ogni 2 mesi si è preso l’abitudine di fare dei viaggim ma non per lavoro…va a casa da una sua “amica”in Francia,vorrei sapere se a fini legali è perseguibile..lavora solo lui in casa e abbiamo 2figli,per andare lì mi fa delle continue pressioni,non so come fare e come comportarmi,mi ha messo le mani addosso diverse volte grazie

    Rispondi
    • Silvia Rando

      Gentile Lettrice,
      la situazione che Lei mi ha rappresentato (sulla base degli elementi che mi ha fornito suppongo che Lei voglia porre fine alla Sua relazione matrimoniale) potrebbe costituire la base per un Suo allontanamento da casa legittimo, poiché la relazione extraconiugale di Suo marito, la violenza fisica e i suoi frequenti allontanamenti dal tetto coniugale, sono indici di una “giusta causa” e non le può essere mosso alcun rimprovero.
      Nella via più estrema, nel caso di impossibilità di prosecuzione della vita matrimoniale, si può aprire la via al procedimento di separazione consensuale o giudiziale. Ovviamente la via più semplice è coordinarsi (anche per il bene dei figli ed evitare lungaggini giudiziali) e depositare un ricorso per separazione consensuale, dove potreste mettere già in chiaro voi stessi i parametri fondamentali (mantenimento, spese, casa ecc..) che regoleranno per il futuro i rapporti tra voi e con i vostri figli. Nel caso di mancanza di accordo si avrà, invece, separazione giudiziale attraverso il deposito del relativo ricorso presso il Tribunale. Sicuramente il contegno tenuto dal Suo coniuge, nel caso si scelga questa seconda strada, si può ritenere che integri un profilo di addebito “per colpa”. Questa, è disciplinata dal secondo comma dell’art. 151 c.c., che prevede che il giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi essa sia addebitabile in considerazione del suo “comportamento contrario ai doveri derivanti dal matrimonio”, cio’ essenzialmente comporta a suo carico l’obbligo del mantenimento che si aggiunge all’obbligo dell’assegno alimentare che sussiste sempre anche in caso di non addebito. Sono valutati dal Giudice ai fini dell’addebito della separazione :
      - Violazioni di diritti costituzionali e di diritti della personalità del coniuge (lui le impedisce di studiare o lavorare, o di avere una vita sociale o una fede religiosa);
      - Violazione dell’obbligo di fedeltà se è stato comunque causa della rottura dell’unità familiare o del venir meno dell’ affetto tra coniugi ;
      - Violazione dell’obbligo di coabitazione;
      - Violazione dell’obbligo di assistenza e di collaborazione (in questo senso l’addebitabilità della separazione si avrà non soltanto per quei comportamenti come “sevizie”, “minacce” e “ingiurie gravi”, ma anche per tutti gli atteggiamenti che comportino offesa della personalità del coniuge, imposizioni, mancanza di lealtà, mancato rispetto del riserbo sulle vicende coniugali e personali, intolleranza ecc…).
      Ovviamente ogni Giudice valuterà il contesto della relazione coniugale e anche i doveri di Suo marito verso i figli, se sono rispettati o meno e potrebbe anche non ritenere di addebitare la separazione perché non sufficientemente provati i motivi da Lei forniti.
      Per rispondere al Suo quesito, Suo marito non può certo essere denunciato per abbandono del tetto coniugale in quanto il reato oramai si configura solo e soltanto se il coniuge che si allontana lascia l’altro senza mezzi di sussistenza alcuno per proseguire (insieme ai figli) una vita dignitosa, in ogni caso starebbe a Lei provare che lui la lascia senza soldi né per sé né per i figli. Consiglio dunque di avviare le pratiche per la separazione e far presente nelle proprie difese/motivazioni sia la relazione extraconiugale sia le minacce subite per far si che si abbia l’addebito della stessa a lui.
      Spero di esserLe stata d’aiuto,
      Cordiali saluti
      Avv. Maria Silvia Rando

      Rispondi
  • Maria

    Salve sig. Diana
    Sono di due anni con un uomo che la sua moglie non li vuole dare la separazione. Hanno insieme un ragazzo di 19 anni. Lei li minaccia che va a denunciarlo per abbandono di famiglia, nel caso in quale lui la mantenuta in questi due anni e sia occupato anche del suo figlio. La mancanza di un’intesa sessuale rappresenta una delle loro problemi. Come si può fare in questo caso se lui vole ricevere la separazione?
    Vi ringrazio
    Cordiali saluti,
    Maria

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Cara Maria,
      non si può in alcun modo costringere qualcuno a vivere con un’altra persona contro la propria volontà. Il matrimonio, con buona pace dei valori religiosi, nel diritto si risolve in un semplice e comune contratto tra due sogetti da cui nascono diritti e doveri ma che può essere sciolto in qualsiasi momento. Vi sono due tipi di separazione che possono venire in essere: la separazione consensuale, cioè fatta con accordo tra le parti, e la separazione giudiziale, cioè fatta innanzi al Tribunale a richiesta di una delle due parti. Di certo la moglie del suo compagno non vuole concedergli la separazione consensuale, cioè non vuole prestare il suo consenso ad un accordo che farebbe risparmiare tempo e denaro a tutti, ma certo se il suo compagno vuole può, attraverso un avvocato, chiedere al Tribunale la separazione giudiziale (sicuramente potrà porre all’attenzione del Giudice i problemi di incompatibilità caratteriale e la mancanza di un’intesa sessuale che insieme rendono impossibile la prosecuzione della convivenza e sono un valido motivo per la richiesta di separazione) e in nessun modo la moglie può impedire che questo avvenga. Il suo compagno in ogni caso ha l’obbligo di provvedere al mantenimento del figlio e ad assicurare alla moglie di poter continuare a godere dello stesso tenore di vita che lei aveva durante il matrimonio. L’abbandono della famiglia, o meglio l’abbandono del tetto coniugale, non è più reato. L’unica ipotesi restante riguarda il mancato sostentamento del figlio e della moglie che può realizzarsi nel momento in cui li lasciasse totalmente sprovvisti di mezzi di sussistenza, ma non appare il vostro caso in quanto Lei mi scrive che il suo compagno passa regolarmente una somma di danaro alla ex moglie ed al figlio.
      Dunque consiglio di rivolgersi ad un legale di vostra fiducia per avviare le pratiche per la separazione giudiziale, l’avvocato potrà inviare una lettera alla moglie del suo compagno in cui è esplicitata tale intenzione e la potrà invitare in ogni caso a voler considerare anche la possibilità di una separazione consensuale specificando che in caso contrario si procederà con la giudiziale.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
      • Maria

        Grazie mille avvocato Diana.
        Gentilmente avremmo bisogno di sapere quanto potrebbe costare una causa giudiziale per richiesta di separazione. Inoltre vorremmo sapere in che zona d’italia lavorate per poter valutare se contattarvi per una vostra assistenza, visto la rapida risposta e gentilezza.
        Cordiali saluti
        Maria

        Rispondi
        • Diana Caterina Ferrara

          Cara Maria,
          una seperazione giudiziale non ha un costo fisso molto dipende da quante udienze occorrono prima di giungere ad un accordo e quanto complessa sia la situazione, in media direi sui 2.500 – 3.000 € ma se di facile risoluzione anche meno. Personalmente esercito in Campania, le colleghe che mi coadiuvano qui coprono quasi tutto il Sud Italia. Ovviamente è sempre bene servirsi di un legale della propria città per comodità e per abbattere le spese. Vi sono molte associazioni che offrono assistenza gratuita ma non so se nel suo caso ricorrono i requisiti in quanto il suo compagno, a quanto ho capito, ha un reddito regolare sufficiente, in termini di legge, a garantirgli un’adeguata difesa.
          Cordiali saluti

          Rispondi
          • Maria

            Cara Diana,
            Il mio compagno ha un reddito di ~2300-2800 euro al mese, lei si vuole prendere adesso la cittadinanza italiana, perché lei è spagnola. GLi chiede sempre l’aiuto ma non li vuole dare la separazione per niente.
            Non lo so come posiamo fare perché non ci permettiamo a spendere 2.500-3000 euro. Se mi potrebbe consigliare come si po fare per essere più facile, sara un grande aiuto.
            Cordiali saluti,
            Maria

          • Diana Caterina Ferrara

            Cara Maria,
            il reddito del suo compagno è piuttosto alto per chiedere il gratuito patrocinio (ne parliamo qui http://www.ladyo.it/secondo-legge/requisiti-per-accedere-al-gratuito-patrocinio/12745). In verità è uno stipendio più alto di un professore di scuola superiore, di un dipendente pubblico medio etc… L’ex moglie del suo compagno in quanto spagnola è già cittadina europea e gode di tutti i diritti concessi ai cittadini dell’Unione (a conti fatti ha gli stessi diritti di un italiano), inoltre può chiedere la cittadinanza se risiede in Italia da più di 10 anni senza dovere essere sposata per forza con un italiano. Non ritengo giusta la sua affermazione di non poter spendere 2.500-3.000 € per un intero giudizio stante il reddito del suo compagno, diciamo che non volete spedere tanto (cosa comprensibile) ma non che non potete. Nella ricerca di un legale si può provare a chiedere a vari avvocati quanto verrebbe a costare e, nell’ oramai quasi libero mercato, potrete trovare tariffe diverse, magari anche quella che rispecchia quanto pensate sia giusto spendere. Il giudizio appare complesso e posso capire che potendosi fare una separazione consensuale faccia innervosire dover spendere tanti soldi per un puntiglio della ex moglie, ma contate che la stessa cifra sarà chiesta a lei dal suo legale quindi magari a fronte di questo la signora si potrebbe convinvere a cambiare opinione. Il suo compagno è tenuto per legge a mantenere il figlio ed a contribuire a far mantenere alla ex moglie lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, quindi salvo che la sig.ra non chieda cifre eccessive ed ingiustificate il suo compagno non può sottrarsi: in particolare deve contribuire alle spese ordinarie per il mantenimento del figlio, alle spese mediche, alle spese straordinarie per istruzione, sport, etcc.
            Cordiali Saluti

  • Marisa

    Buonasera,
    mio marito ha scoperto la mia doppia vita che ormai dura da più di 2 anni. Ha chiesto il divorzio (giudiziale) e l’affido congiunto dei nostri due figli (10 e 8 anni). Abbiamo avuto il primo incontro con il giudice che però non ha preso decisioni. Posso io uscire di casa, più volte a settimana e dormire fuori? (La casa è di proprietà di mio marito).
    Avendo io tenuto nel corso dei 2 anni un comportamento “poco ortodosso” ( ho fatto ferie separate, ho sostenuto d’essere già separata da tempo, ho sostenuto d’avere un lavoro per poter uscire a mio piacimento….) cosa posso rischiare?

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Cara lettrice,
      avendo già chiesto la separazione ed essendo già iniziato il procedimento (da come ho inteso vi è anche già stata una prima udienza innanzi al giudice) Lei non ha più alcun vincolo od obbligo di coabitazione; invero è il comportamento tenuto prima della richiesta di separazione e che ha causato la scelta di suo marito di avviare le pratiche innanzi al Tribunale, ad essere sotto esame. Infatti tale comportamento quasi sicuramente, se adeguatamente provato da suo marito, porterà all’addebito della separazione a Suo carico con conseguente perdita del diritto al mantenimento per se stessa. I suoi figli avranno diritto al mantenimento da parte del padre per ciò che riguarda le spese ordinarie e straordinarie, l’ammontare di tale mantenimento sarà stabilito dal giudice in proporzione ai redditi del suo oramai ex marito. Sul piano penale non si configura il reato di abbandono in quanto in realtà Lei non ha mai abbandonato casa nè lasciato suo marito ed i suoi figli senza alcun mezzo di sostentamento, invero il reato di abbandono oggi si è trasformato in Violazione degli obblighi di assistenza familiare, incriminazione legata maggiormente al profilo economico più che a quello morale.
      Non esiti a ricontattarci per eventuali ed ulteriori chiarimenti.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • andrea

    Buongiorno avvocato, ho un’amica che ha subito minacce e violenza dal marito, e’ un uomo violento e ha problemi economici praticamente gli ha fatto un agguato di sera e presa x il collo, la minacciata di morte,fortuna il fratello di lei e’ intervenuto,e’ dovuta andare in ospedale x trauma cranico xche’ e’ caduta sbattendo la testa,e ce’ la denuncia dei carabinieri,l’uomo e’ violento e la mia amica deve essere sempre accompagnata da qualcuno xche’ lui la insulta e tenta sempre di andarle adosso,lei ora e’ partita x parenti lontano x una settimana,specifico che mara vive nell’appartamento coniugale con il figlio di anni 9, il bimbo ha avuto problemi di epilessia e un attacco di ansia ultimamente,quindi fragile,anche perche’ questa violenza lui lo fa anche se ce’ il minore,il marito vive sopra di loro nell’appartamento della madre di lui, mara ha paura xche’ nonostante la denuncia lui tenta di farle ancora male, mara vuole andarsene dopo questa settimana dai parenti dai suoi genitori in un’altra provincia,perche’ il fratello non puo’ sempre proteggerla, non vuole piu’ stare in quell’appartamento, ma l’avvocato dice che non puo’ farlo xche’ ce’ l’abbandono del tetto coniugale e bisogna aspettare il processo che ci sara’ (FORSE) fine gennaio 2014, ma mi chiedo… rischia la vita non puo’ stare li’ cosa si puo’ fare? cordiali saluti

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Caro Andrea,
      come si può ben capire dall’articolo e dalle risposte date a tante persone che si trovano nella stessa situazione della sua amica, il reato di abbandono del tetto coniugale non esiste più, o meglio si è trasformato. Andare via di casa senza ragione e lasciare il coniuge senza mezzi di sostentamento resta reato ai sensi dell’art 570 del codice penale. Sottrarre un figlio ad uno dei genitori ed impedire gli incontri tra padre e figlio resta reato. Infatti dice la Cassazione che “se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di genitore e di coniuge) è avvenuto per una giusta causa non si commette alcun reato : perché scatti la pena, infatti, non è sufficiente il solo sottrarsi alla coabitazione, ma è anche necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e costituisca un volontario inadempimento agli obblighi di assistenza”.
      Nella situazione della sua amica ben vi sono validi motivi per l’allontanamento. In verità l’importante è che la sua amica avvisi in qualche modo il marito della sua volontà di allontanarsi e non impedisca i rapporti con il figlio, inoltre essendo il reato ora configurabile come violazione degli obblighi di assistenza la sua amica sarebbe punibile solo se lasciasse il marito senza i mezzi necessari per sopravvivere. In genere si preferisce far avviare le pratiche per la separazione prima di far allontanare il coniuge dalla casa, basta anche una lettera dell’avvocato indirizzata al marito in cui è ben specificata la volontà di separarsi dovuta all’impossibilità di continuare la convivenza per le continue minacce e violenze. Un allontanamento giustificato non integra reato; nel caso in cui il marito voglia comunque denunciare la sua amica andrà tutto provato ma avendo lei i referti e le denunce non dovrebbero esserci problemi di sorta, invero se l’avvocato del marito è consapevole della documentazione in vostro possesso certamente sconsiglierà all’uomo di agire in giudizio.
      In questo periodo di festività inoltre la sua amica avrebbe una ragione per allontanarsi adducendo come motivo il voler far visita ai parenti, ma in ogni caso per evitare fastidi( ripeto le denunce ed i referti vi danno un’ottima base per provare la giusta motivazione dell’allontanamento) potrebbe dire al marito che si allontana momentaneamente per le feste per andare dai parenti e nel frattempo far inviare dal proprio avvocato una lettera con ben esplicitata la sua intenzione di separarsi. In tal modo quando il marito la riceverà la sua amica sarà lontana e non dovrà temere ritorsioni. In ogni caso vista la delicatezza della situazione informatevi presso il comune di residenza o di arrivo se vi sono servizi di assistenza per donne in queste situazioni, spesso i comuni offrono la consulenza gratuita dei loro assistenti sociali.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • pasquale

    Buonasera
    mia moglie due settimane fa è andata via di casa senza dire nulla con nostro figlio di tre anni,viviamo in una piccola casa proprietà della mia famiglia ,adesso minaccia di prendermi tutti i soldi e denunciare i mie genitori se riprendono la casa che mi era stata prestata dato che non è di mia proprietà bensi di mio padre ,cosa devo fare? mi puo aiutare.
    grazie .

    Rispondi
    • Sonia Vallone

      Gent.le lettore,
      sua moglie può allontanarsi da casa senza alcun preavviso poiché la Corte di Cassazione ha stabilito che non è più reato l’abbandono del tetto coniugale “se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di genitore e di coniuge) è avvenuto per una giusta causa non si commette alcun reato : perché scatti la pena, infatti, non è sufficiente il solo sottrarsi alla coabitazione, ma è anche necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e costituisca un volontario inadempimento agli obblighi di assistenza” (sent. n. 34562 dell’11.09.2012).”
      In merito alla minaccia di prelevare i soldi, se lei è l’unico titolare del conto sua moglie non potrà in alcun modo effettuare alcun tipo di prelievo, poiché per farlo è necessario il suo consenso con una delega scritta; invece nel caso in cui il conto sia cointestato in linea di principio, si presume che le somme depositate siano da dividere in parti uguali tra i due cointestatari, a meno che (in base agli artt. 1101 e 1298 del Codice Civile) uno dei due non possa dimostrare che il denaro presente sul c/c sia di sua proprietà esclusiva.
      Può farlo presentando documenti che comprovino l’ordine di accreditamento sul conto (ad esempio, per lo stipendio o la pensione) oppure assegni emessi a suo favore già versati nel conto comune. In questo caso le cifre della divisione potrebbero essere diverse dalla metà esatta del saldo Infatti, non tutti i beni rientrano nel regime di comunione legale e continuano ad appartenere esclusivamente a uno dei due: i beni che si possedevano prima del matrimonio, quelli acquisiti dopo il matrimonio per donazione o successione (a meno che non siano specificatamente attribuiti alla comunione), quelli di uso strettamente personale, che servono per esercitare la propria professione, quelli ottenuti come risarcimento di un danno o una pensione di invalidità.
      Mentre per la casa di proprietà di suo padre ed in cui lei abita, se suo padre vorrebbe riottenerla anche in questo caso sua moglie non potrà fare nulla, poiché non vanta alcun diritto sull’ abitazione. In caso di separazione potrebbe comunque essere destinata ai figli la casa e pertanto se la moglie ne avesse l’affidamento (anche non esclusivo ma basta che il giudice dice che comunque stanno con lei) questa potrebbe essere adibita a casa familiare
      Cordiali saluti
      Sonia Vallone

      Rispondi
  • Badara

    Salve sono un regazzo africano sposato con cittadina italiana abbiamo avuto un bambino circa 7mesi fa il problemi e che mia moglie da quando abbiamo avuto iil bambino si è troppo complicata la nostra relazione con i suoi genitori troppo invadenti
    non vuole più fare l’amore con me
    Quasi ogni mese da quando è nato porta via il bambino per 10giorni al mese dai suoi genitori senza mio parere
    Decide tutto per il bambino senza mio parere (vaccini…..etc)
    E mi minaccia di portarmi via il bambino senza più farmela vedere
    Cosa ne sapete perché non c e la faccio più a stare così con lei piuttosto ci lasciamo

    Rispondi
    • Simona Schiattarella

      Buongiorno a Lei, dalle sue parole, mi sembra di capire che il matrimonio, piuttosto che “nutrirsi” di una nuova energia con l’arrivo del bambino, sia andato rapidamente in crisi. Cerchiamo di analizzare con calma la situazione. Dal punto di vista legale, con il matrimonio, si acquisiscono diritti ed obblighi reciproci, come previsto dagli art. 143 e seguenti del c.c., per cui, non si può estromettere un genitore dalla vita del figlio.Il nostro ordinamento giuridico prevede che, una volta cessata la comunione materiale e spirituale, che è alla base del matrimonio, uno dei coniugi possa chiedere al Tribunale di pronunciare la separazione personale, che è il primo passo verso la sentenza di divorzio.Se Lei ritiene che sua moglie, in costanza di matrimonio, non tuteli il vostro bambino e soprattutto il rapporto tra Lei, suo padre, ed il piccolo, allora, ha il diritto di richiedere che la tutela prevista dall’ordinamento giuridico, sia assicurata dall’intervento di un giudice.Il nostro ordinamento tutela, infatti, la famiglia in ogni fase della sua “vita”, occupandosi di offrire garanzie di tutela ai figli, anche e soprattutto nel momento dello scioglimento della stessa, come previsto dagli art 150 e seguenti del c.c. Questo perché si ha ben presente che si possa decidere di smettere di essere coniugi o conviventi, ma mai di essere genitori. Secondo l’art. 316 del c.c. infatti, il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione.
      La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori.
      In caso di contrasto su questioni di particolare importanza, ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.
      Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili.
      Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio. Inoltre ci sono diverse sentenze della Cassazione, che si muovono nel senso di tutelare quello dei genitori che venisse “danneggiato” da un atteggiamento ostile nella instaurazione di un rapporto costruttivo con il proprio figlio.Con la sentenza n. 5902 del 6 febbraio 2013 i giudici stabiliscono che “il coniuge affidatario ha l’obbligo di attivarsi correttamente ed efficacemente per consentire l’esercizio dei diritti riconosciuti all’altro genitore. E in mancanza di un atteggiamento di cooperazione si configura il reato di sottrazione di minore e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Quindi, per prima cosa, se è sicuro che la situazione tra Lei e sua moglie, sia arrivata ad un punto di non ritorno, e che non sia recuperabile neanche con l’aiuto della mediazione familiare, che in certi casi, potrebbe essere un valido strumento, deve chiedere l’assistenza di un legale e depositare al giudice la sua richiesta di separazione.Non si preoccupi più del dovuto, perchè la legge tutelerà sempre il rapporto con il suo bambino, ed anche Sua moglie, sarà tenuta a rispettare le indicazioni del giudice. In bocca al lupo. Cordiali saluti. Avv. Simona Schiattarella.

      Rispondi
  • Marco

    Gentilissima Sig.ra Diana, sono finito su questo sito attraverso ricerche sull’argomento. Leggo dai post su questa pagina che la sua preparazione professionale potrebbe aiutarmi a capire meglio come gestire la mia situazione di crisi di coppia con figli minori. Avrei bisogno di un contatto email oppure telefonico per entrare in contatto con lei, esporle dettagliatamente la situazione e chiederle una consulenza specifica in merito.
    Grazie per le utili informazioni che ha condiviso attraverso questo portale.
    Cordiali saluti

    Rispondi
  • Sara

    Gent. Avvocato,
    Mi sto separando da mio marito ,ci siamo sposati a luglio e purtroppo a causa dei suoi genitori le cose sono iniziate ad andare subito male in quanto lui è sempre stato dalla parte della mamma…. sono quasi 2 mesi che torna solo a dormire.. aspetta che sono io ad andare dal’avvocato per iniziare laseparazione..c’e qualche motivo per cui non vuole iniziare per primo? Io lavoro part time mentre lui prende il triplo del mio stipendio.non abbiamo un conto in comune ma ognuno ha mantenuto il proprio, abbiamo la comunione dei beni. Dovremmo iniziare a pagare il mutuo a marzo ma lui non ne vuole più sapere, anzi vuole liberarsi di questa casa.. mi ha spesso trattata mal e umiliata. Cosa mi consiglia di fare? Posso andare per prima dall’avvocato o incorro in qualche “penale”?
    Spero di ricevere delle risposte .
    Grazie
    Cordiali saluti

    Rispondi
    • Sonia Vallone

      Gent.ma lettrice,
      mi spiace che fra Lei e suo marito le cose non vadano bene, i motivi per cui suo marito non si è ancora rivolto ad un avvocato potrebbero essere diversi, ma poiché si sta pensando di affrontare una eventuale crisi familiare occorre sempre elaborare un progetto di gestione della famiglia dopo la disgregazione che sia globale, e tenga conto di tutti i rapporti personali e patrimoniali che intercorrono tra chi ne fa parte, che non sono pochi e nemmeno, spesso, facili da affrontare.
      Su questa premessa vado rispondere alle sue domande;
      La legge non prevede alcuna penale per colui/colei che si rivolge per primo ad un legale per dare inizio alla separazione, pertanto se vorrà potrà lei stessa rivolgersi ad un suo legale di fiducia.
      Lei e suo marito siete in regime di comunione legale dei beni; la comunione legale dei beni prevista dagli artt. 177 e seguenti del codice civile è il regime che regola i rapporti patrimoniali fra i coniugi in mancanza di diverso accordo.
      La comunione legale dei beni si istaura automaticamente all’atto del matrimonio. Con la comunione legale dei beni entrambi i coniugi sono titolari in maniera solidale dei beni che rientrano all’interno della stessa.
      Per quanto concerne la questione della casa ed in particolare del pagamento del mutuo l’instaurazione di un procedimento di separazione giudiziale non ha e non può ovviamente avere di per sé nessuna efficacia sui rapporti contrattuali in corso con soggetti terzi, come gli istituti di credito, che vorranno semplicemente la continuazione dell’adempimento del contratto di mutuo. Quindi suo marito dovrà pagare in qualità di co-mutuatario cioè in ragione della sua quota; ovviamente, trattandosi di una obbligazione solidale, la banca potrà chiedere anche l’intera rata solamente a lei, in questo caso successivamente lei potrà agire nei confronti di suo marito per chiedere quanto pagato.
      Se suo marito non vuole più saperne della casa, vi sono tre soluzioni; la prima è la vendita dell’immobile che porterebbe a risolvere naturalmente non solo la chiusura del mutuo con conseguente cancellazione dell’ipoteca, ma anche l’uscita dalla quota di immobile cointestato.
      La seconda è data dalla sostituzione del mutuo, che è la sola soluzione che permette alla banca di modificare i soggetti coinvolti nel precedente contratto, siano essi cointestatari o garanti. La sostituzione porta all’estinzione del mutuo precedente, con conseguente cancellazione dell’ipoteca sull’immobile, ma ovviamente cambiano le condizioni contrattuali del mutuo stesso. Tra l’altro l’essere in “fase di separazione” non permette un immediato acquisto di un altro immobile con accensione di un mutuo, dato che la banca richiederà tra i documenti obbligatori la sentenza di separazione.
      Infine l’accollo del mutuo che permetterebbe al coniuge che rimane proprietario dell’immobile in via esclusiva (acquistando anche l’altra parte), di mantenere le condizioni del mutuo attuale, divenendo comunque proprietario dell’intera unità abitativa. Anche in questo caso bisogna essere in pieno accordo, ed in più ci deve essere la disponibilità da parte della banca ad accettare questa soluzione.
      Il consiglio che posso darle è di provare a parlare con suo marito e tentare di risolvere i dissensi che si sono creati fra voi, nel caso ciò non fosse davvero possibile sempre con suo marito di trovare un accordo per una separazione consensuale, che Vi consentirebbe di gestire autonomamente i rapporti economici tra voi come meglio ritenete opportuno, infatti in caso di separazione consensuale sono gli ex coniugi a stabilire come dividere le proprietà e gli oneri che prima avevano in comune.

      Rispondi
  • lara

    salve avvocato, sono brasiliana sposata con italiano gia da tempo che lui non vuole smettere di bere voglio la separazione lui no, ho due bambini piccoli posso andare via di casa cosa devo fare? la prego mi dia un aiuto..

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Cara Lettrice,
      nessuno può obbligarla a stare con un uomo se Lei non lo desidera più.In ogni momento Lei può chiedere la separazione, in caso di accordo con suo marito potete procedere ad una separazione consensuale (più veloce, meno dolorosa, più economica), in caso contrario potrà da sola rivolgersi al Tribunale, tramite un avvocato, per una separazione giudiziale.
      In ogni caso, Lei può andare via di casa l’importante è che non impedisca a suo marito di vedere i vostri figli(si potrebbe arrivare ad essere accusati di sottrazione di minore in caso si impediscano del tutto gli incontri tra padre e figli). L’abbandono del tetto coniugale non esiste più per come molti lo intendono. Il reato si è trasformato nel delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ciò vuol dire che è condannabile solo chi abbandona il coniuge senza motivo lasciandolo senza mezzi di sussistenza, senza cioè il minimo per poter vivere dignitosamente (ciò accade quando va via il coniuge che lavora e che allontanandosi lascia l’altro senza reddito alcuno).
      Consiglio dunque di rivolgersi ad un legale di Sua fiducia per avviare le pratiche per la separazione. Volendo andare sul sicuro consiglio di contattare prima il legale e dare a lui incarico di inviare una lettera a suo marito in cui viene espressa l’intenzione di chiedere la separazione ed i motivi che l’hanno spinta. Non appena dato l’incarico, in attesa dell’arrivo della lettera, Lei può lasciare la casa coniugale.
      L’alcolismo di un coniuge, la violenza, il carattere inconciliabile sono ragioni più che valide per la richiesta di separazione e l’addebito della stessa all’altro coniuge, tali ragioni fanno si che l’abbandono della casa sia giustificato in virtù dell’impossibilità di convivere con l’altro e della paura per la propria salute e per quella dei propri figli.
      Stia serena, se ha bisogno di sostegno ci indichi la sua zona di residenza provvederemo ad indicarLe numeri ed indirizzi di associazioni che si occupano di situazioni simili.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • dani

    Gentile avvocato, vorrei porle un quesito: può essere obbligato giuridicamente un figlio (ormai quarantenne) che è stato abbandonato all’età di tre anni da sua madre a prestarle assistenza visto che la madre è malata e si trova in una condizione economicamente non rosea? Quali diritti può avere la madre in termini di successione se il figlio (non sposato e senza prole) dovesse venire a mancare?
    grazie per una cortese risposta.
    cordiali saluti

    Rispondi
    • Diana Caterina Ferrara

      Gentile Lettore,
      porto alla Sua attenzione gli articoli del codice civile che sono alla base della risposta alle sue domande.
      1- L’art 433 c.c. indica i soggetti obbligati all’assistenza materiale, tale elenco segue un ordine di categorie per il quale in presenza del soggetto appartenente ad una categoria superiore viengono automaticamente esclusi dall’obbligo quelli appartenenti alle altre categorie (salvo loro parziale impossibilità a causa di difficoltà economiche, nel qual caso l’obbligo viene diviso tra più soggetti appartenenti a divverse categorie).
      Dunque all’obbligo di prestare gli alimenti sono tenuti, nell’ordine:
      1) il coniuge;
      2) i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
      3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;
      4) i generi e le nuore;
      5) il suocero e la suocera;
      6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.
      Quindi Lei è titolare dell’obbligo ma in presenza di un coniuge, anche divorziato, Lei non sarebbe tenuto a corrispondere nulla (salvo se il coniuge è in condizioni di indigenza). In presenza di altri figli, anche nati da altra unione, l’obbligo sarebbe da dividere tra tutti.
      2- Secondo poi l’art 438 del codice civile “Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento.Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell’alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale”. Sarà onere di Sua madre provare il suo “stato di bisogno” che secondo la Cassazione corrisponde allo stato in cui versa chi non è in grado di provvedere da sè al sostentamento minimo della propria persona, in caso contrario nulla è dovuto.
      3- Art 445 “Gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda giudiziale o dal giorno della costituzione in mora dell’obbligato, quando questa costituzione sia entro sei mesi seguita dalla domanda giudiziale.” Quindi per essere Lei obbligato vi deve essere un provvedimento dell’autorità giudiziaria che Le imponga l’onere e ne stabilisca la misura. Pertanto si Sua madre ha tale diritto e può farlo valere in giudizio. (Di solito si evita di arrivare a tanto, essendo a conoscenza dell’obbligo si adempie senza far precipitare la situazione fino a rendere necessario l’intervento dei giudici)
      4- Per contro l’art 440 c.c. chiarisce che “Se dopo l’assegnazione degli alimenti mutano le condizioni economiche di chi li somministra o di chi li riceve, l’autorità giudiziaria provvede per la cessazione, la riduzione o l’aumento, secondo le circostanze. Gli alimenti possono pure essere ridotti per la condotta disordinata o riprovevole dell’alimentato.” Per cui facendo presente la condotta di Sua madre al giudice potrebbe veder ridotto l’ammontare dell’assegno, se poi nel mentre, stanti le instabili condizioni di salute di Sua madre, ella fosse riuscita ad ottenere il diritto alla pensione o all’accompagnamento parimenti Lei potrebbe vedere ridotto l’ammontare del suo onere.
      Per quel che concerne la reversibilità, l’INPS chiarisce che essa “In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti la pensione può essere erogata ai genitori d’età non inferiore a 65 anni, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo.” La condizione “a carico” si configura come uno stato di bisogno determinato dalla non autosufficienza economica e dal mantenimento abituale da parte del lavoratore deceduto quando il superstite percepisce un reddito non superiore all’importo del trattamento minimo di pensione (€ 6441 annui) maggiorato del 30%.
      Spero di aver chiarito i Suoi dubbi, non esiti a ricontattarci per ulteriori quesiti.
      Cordiali Saluti

      Rispondi
  • dani

    Gentile avvocato, abbandonare un figlio e disinteressarsene completamente può essere causa di perdita della patria potestà e come eventualmente si procede?
    Cordiali saluti

    Rispondi
    • Silvia Rando

      Gentile Lettrice,
      mi dispiace per la situazione che sta vivendo, a volte purtroppo quello che non si pensa mai di dover fare è ricorrere a vie legali per costringere un genitore a prendersi cura del proprio figlio … ma ci sono rimedi che se correttamente posti in essere, sono necessari per tutelarci.
      In assenza di dettagli specifici, provo a fornirle un quadro generale della situazione che si potrebbe prospettare nel caso vi sia un completo interesse del genitore e, di conseguenza, appaia necessario estrometterlo dalla vita del figlio facendolo decadere dalla patria potestà.
      Il genitore che si disinteressi totalmente dei figli o si comporti in modo pregiudizievole per la loro crescita può decadere dalla potestà genitoriale attraverso un provvedimento del giudice. Sicuramente si tratta di un atto estremo e, come tale, utilizzabile solo per rispondere a situazioni “gravemente pericolose per l’integrità psico-fisica del minore”, anche se a volte subisce delle applicazioni distorte.
      La potestà genitoriale è l’insieme dei poteri di decisione che entrambi i genitori hanno circa la cura e l’educazione dei figli minori e posti sotto la loro tutela. Essa, dal punto di vista non strettamente giuridico, presuppone un legame affettivo sincero tra genitore e bambino; il padre o la madre devono essere una presenza morale e materiale costante .
      Quando questi presupposti manchino o vengano a mancare, il figlio può risentirne in modo grave, legittimando la richiesta di decadenza dalla potestà di genitore. La richiesta, tuttavia, non é automaticamente accolta, infatti il giudice deve valutare in concreto la situazione tenendo in considerazione primariamente l’interesse del minore e vedere se quest’ultimo risulti effettivamente e gravemente pregiudicato.
      Una volta depositato il ricorso al Tribunale per i Minori (Le consiglio pertanto l’assistenza di un legale), il giudice se accoglie la domanda pronuncia il provvedimento di decadenza dalla potestà sui figli qualora la madre o il padre: – non adempia ai propri doveri di genitore (non provveda al mantenimento, all’istruzione e all’educazione); – violi gli obblighi di assistenza familiare (abbandonando la casa familiare o non procurando i mezzi di sussistenza alla famiglia o dilapidando i beni del minore) ; – si disinteressi del bambino, senza cercarlo o rifiutandolo e senza partecipare ai momenti importanti della sua vita; – abusi dei propri poteri di genitore (maltratti il bambino o l’altro genitore con evidente turbamento per il minore); – abusi dei mezzi di correzione nei confronti del figlio, tramite violenza fisica o psicologica.
      In generale, si deve valutare se tenga comportamenti tali da pregiudicare la sana crescita del bambino o crei situazioni di particolare gravità.
      Spero di averLa aiutata,
      cordiali saluti.
      Avv. Maria Silvia Rando

      Rispondi
  • Federico

    Gentile avvocato, brevemente questa la mia storia oltre 10 anni di matrimonio felice, 2 figli di 10 anni, pochi mesi fa scopro che mesi addietro mia moglie ha tentato di tradirmi, dal dialogo civile che ne è seguito mi ha manifestato che non intende più rapportarsi a me come una in una coppia e che però mi vorrebbe a casa come padre e con un rapporto fraterno con lei…Pochi giorni dopo scopro che in realtà ha una relazione in corso. Io non tollero più la situazione, già psicologicamente ed emotivamente pesantissima, e da qualche settimana non dormo più a casa (mia), ma sono presente praticamente tutti i giorni, in tutti i momenti in cui c’è da accudire i figli: colazione, cena, “messa a letto” e i week end.Pago le bollette e sono presente in caso di necessità pratiche di gestione della casa. Il dialogo con la moglie si mantiene quotidiano, rispettoso e civile.Io a malincuore spingo per la separazione, lei in tutto ciò è passiva non prende decisioni va avanti come prima.
    Questa situazione si può prefigurare come abbandono del tetto coniugale da parte mia? Poi crede sia sempre da preferire la separazione consensuale o per qualche motivo è meglio agire con la giudiziale.Premetto che tra i due sono io ad avere un reddito, lei lavora in proprio, ma è in passivo…Anche con la consensuale mettere per iscritto che c’è stato un tradimento può essere utile per il futuro in caso di deterioramento dei rapporti?Crede cioè che sia importante tutelarmi in qualche modo, considerato che i miei figli sono la priorità?

    Rispondi
    • Simona Schiattarella

      Buona sera Federico, la situazione che sta vivendo, non è delle più facili, né delle più felici. La fine di un amore, suggellato da un Matrimonio, con le responsabilità annesse, i doveri coniugali, l’accudimento dei figli minori…. ora deve in qualche modo fare i conti con la delusione, il rammarico di una richiesta di essere “fraterno” con il proprio coniuge… e la gelosia che Lei sta provando. Dal punto di vista legale, il nostro ordinamento giuridico prevede che, una volta cessata la comunione materiale e spirituale, che è alla base del matrimonio, uno dei coniugi possa chiedere al Tribunale di pronunciare la separazione personale. Il primo passo verso la sentenza di divorzio. Dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, il coniuge che chiede la separazione non deve più dimostrare che l’altro abbia tenuto comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio. Basta la prova della impossibilità della convivenza, anche se questa non dipende da colpe del coniuge nei cui confronti la separazione è chiesta. La convivenza è impossibile anche se uno solo dei coniugi non la sopporta più. Questo significa, in concreto, che per ottenere la separazione basta affermare di non voler più convivere. Il giudice non può obbligare per legge che una persona continui un matrimonio in cui non crede. A mio avviso, dopo tutta la sofferenza che ha già provato nel “fingere” una normalità che ormai ha abbandonato la vostra famiglia, lei ha bisogno di usufruire delle tutele e garanzie che l’ordinamento giuridico Le mette a disposizione. Lei deve chiedere l’assistenza di un legale e depositare al giudice la sua richiesta di separazione. Ora, per quanto riguarda la scelta di ricorrere alla consensuale o alla giudiziale, facciamo un po’ di chiarezza.Alla separazione giudiziale, si ricorre quando i coniugi non riescono a raggiungere un accordo comune sulle conseguenze della separazione. O si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza (uno dei due coniugi abbia una relazione extraconiugale) o da arrecare grave pregiudizio all’educazione dei figli ( così come previsto dall’ art. 151c.c.). I tempi sono di certo più lunghi rispetto a quelli della consensuale. Con tutte le conseguenza che ne derivano. Certo, nel Suo caso, Lei potrebbe chiedere l’addebito a Sua moglie, cioè una sorta di “sanzione” per la violazione perpetrata dalla stessa ai doveri coniugali.In tema di addebito della separazione si è pronunciata anche la Cassazione, ribadendo che: “La pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola inosservanza dei doveri coniugali, implicando, invece, tale pronuncia la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi, e cioè che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati e il determinarsi dell’intollerabilità della ulteriore convivenza.”
      (Cass.Civ., sez I, sent. 14042/2008; conf. Cass. Civ., sez I, sent. 21245/2010)Quando si parla di separazione con addebito, il Giudice deve quindi verificare: la violazione dei diritti coniugali da parte di uno dei due coniugi, l’intollerabilità della convivenza da parte dell’altro coniuge (quello che ha richiesto l’addebito) un legame di causalità tra le prime due circostanze. Quindi, per Lei ci sono gli estremi per procedere in questo modo. Però, c’è da dire che, non avendo voi due, in linea di massima, problemi insormontabili nell’accordarVi sulle questioni attinenti la gestione del rapporto di entrambi con i bambini e la gestione materiale delle spese da sostenere, Le consiglio di considerare la possibilità di procedere alla separazione consensuale, che è un passaggio più cauto da accettare, anche per i bambini, verso i nuovi equilibri familiari che andrete a formare.Spiegherà inoltre al Suo legale che, lacerato dalla situazione, Lei ha preferito non restare a dormire nella casa coniugale.La giurisprudenza della Cassazione ritiene che se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di coniuge) avviene per una giusta causa non si commette reato. (sent. n. 34562/2012).Si configura il reato quando“l’allontanamento risulti privo di una giusta causa, connotandosi di disvalore dal punto di vista etico e sociale (Cassazione penale sentenza 12310/12). La giusta causa potrebbe consistere in un grave disagio personale generato dalla forte conflittualità con l’altro coniuge, ovvero potrebbe sussistere nel fatto che la prosecuzione della convivenza, per via di dissidi interni, sia di grave pregiudizio per l’educazione dei figli (sent. n. 34562/2012)Nel momento in cui il Tribunale pronuncerà la separazione, autorizzandovi a vivere separati, cesserà l’obbligo di coabitazione che è uno dei presupposti stessi del matrimonio.Sperando di essere stata abbastanzachiara, Le porgo Cordiali saluti. Avv. Simona Schiattarella.

      Rispondi
  • Paolo

    Gentile avvocato,
    il mio problema e’ il seguente: sono cittadino italiano residente all’estero (Svizzera). Mi sono sposato con una cittadina italiana con cui avevo un figlio cosi’ si sono trasferiti qui. Mia moglie, poi, se ne e’ tornata in Italia con il figlio per quello che doveva essere un periodo limitato, per poi dirmi che non voleva piu’ tornare perche’ non le piaceva vivere qui (e adducendo che per nostro figlio sarebbe stato meglio per alcuni problemi di ritardo del linguaggio). Siamo in regime di comunione dei beni.
    Posso vedere mio figlio, viaggiando per alcune ore ogni due settimane, senza problemi, ho mandato i soldi che mi erano stati richiesti per asilo e altre cose, pure qualcsa in piu’ quando sentivo di spese in piu’ per il bimbo, ma ora, dato che non vuole tornare, ho detto che era il caso di prendere atto della separazione. Mi ha informato che saro’ contattato dal suo legale.
    Ora mi chiedo, c’e’ colpa imputabile a questa donna? Non e’ reato l’abbandono del tetto coniugale, leggo, e io sono il partner “forte” economicamente, ma non mi e’ stato comunicato nessun disagio nei miei confronti, solo quello del vivere in una delle citta’ puntualmente in testa alle classifiche di qualita’ della vita! Quindi e’ stato un allontanamento volontario, senza una colpa mia.
    Che possibilita’ ho di fronte a me? Mantenere lei (il figlio e’ anche mio,quindi ovviamente concorrero’ a tutte le spese) a vita? Versarle meta’ dei miei risparmi dopo che lei e’ andata via e estinto il conto a lei intestato? Quella cifra qui non basta neppure ad accendere un mutuo (il mio sogno), in Italia basterebbe per comprarsi un appartamento decente nella zona dove si e’ trasferita.
    Mantenerla in Italia con una percentuale del mio stipendio, che essendo in Svizzera e’ molto alto, ma solo perche’ adeguato agli altissimi costi di vita qui? Lei in Italia potrebbe vivere nell’agio, mentre io sarei in difficolta’ (lo stipendio e’ alto in termini di cifra, ma potrebbe essere paragonato ad uno stipendio di 2500/3000 euro come potere di acquisto in Italia).
    Cordiali Saluti.

    Rispondi
  • Leonard

    Gentile avvocato !
    Sono da 4 anni sposato, io e mia moglie ci siamo spostati per lavoro in svizzera
    , qua io ho la mia famiglia. Però son successe delle cose e anche a mia moglie
    non piace più vivere in svizzera ed è da tre anni rientrata in Italia , io son andato ogni mese
    giù a vederla . Però la lontananza fa la sua ! E ci vogliamo lasciare ! Lei lavora giù io qua
    ma abbiamo deciso nel tempo la separazione dei beni! Rischio qualcosa! Io non voglio
    niente di suo! E anche io son un citadino italiano , e son orgolioso di esserlo , perché amo
    Italia e tutto di Italia , e non vorrei perderere la cittadinanza ! Cosa può succedere?
    Grazie , aspetto !!!

    Rispondi
    • Sonia Vallone

      Gent.le lettore,
      nel suo caso poiché lei e sua moglie avete deciso di separarvi potrete ricorrere alla separazione consensuale, la quale si ha quando entrambi sono d’accordo, questo accordo viene confermato dal giudice che controlla e conferma l’accordo.
      Potete rivolgervi al giudice anche senza un avvocato, il giudice tenterà di farvi ritornare insieme e se non ci riesce conferma la separazione.
      Lei e sua moglie scriverete come dividervi le vostre cose, i vostri beni comuni, a chi andrà la casa dove avete abitato, il giudice leggerà e firmerà.
      Quando sarete separati lei e sua moglie non avrete più nessun legame.
      Poiché avete scelto la separazione dei beni, ognuno conserverà il diritto sui propri beni e proprietà sia comprati durante il matrimonio e sia prima del matrimonio.
      Nel vostro caso, se il matrimonio è stato celebrato in Italia è qui che dovrete avviare le pratiche della separazione, inoltre lei non perderà la cittadinanza italiana perché si separa, la cittadinanza si perde solo per alcuni casi come; Si risiede all’estero, se in possesso di altra cittadinanza, oppure alla maggiore età, se in possesso di un’altra cittadinanza, quando la cittadinanza italiana è stata acquisita durante la minore età per effetto della naturalizzazione dei genitori, infine alla maggiore età, per revoca dell’adozione, se in possesso di altra cittadinanza.Nel suo caso lei non perderà la cittadinanza italiana perché si separa da sua moglie.
      Cordiali saluti
      Avv. Sonia Vallone

      Rispondi
  • giovanni

    Gentile Avvocato,
    mia moglie da anni ha un amante,un bel giorno mi dice che ha un amico, si toglie la fede e dice che da quel momento è separata,in piu’dice senza alcun motivo che non vuole piu’ vedere i miei nipotini,si rivolge ad una avvocata senza moralità e senza rispetto alcuno e chiede la separazione giudiziale con addebito di colpa per cose assurde e false, all’epoca dei fatti (2009),avevamo 34 anni di matrimonio. Il 17 giugno 2010 è andata in ferie con l’amico e a novembre dello stesso anno è andata a convivere.Io non l’ho mai tradita,l’ho sempre aiutata in tutto e Rispettata,ma lei mi ha fatto un sacco di denunzie FALSE che io posso provare e per le quali mi sono ammalato di cuore grazie anche a suo fratello e all’avvocata che si erige a Giudice (di Novara)

    Rispondi
    • Simona Schiattarella

      Gentile Giovanni, mi rendo conto, dalle sue parole, del dispiacere provocato da Sua moglie, che, prima in via di fatto, poi anche percorrendo la via legale, ha agito in modo da separarsi da Lei. Non La ama più. Per quanto sia difficile da mandare giù, purtroppo va accettato. Il nostro ordinamento giuridico prevede che, cessata la comunione materiale e spirituale, la base del matrimonio, uno dei coniugi possa chiedere al Tribunale la separazione personale. Dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, il coniuge che chiede la separazione non deve più dimostrare che l’altro abbia tenuto comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio. Basta la prova della impossibilità della convivenza, anche se questa non dipende da colpe del coniuge nei cui confronti la separazione è chiesta. La convivenza è impossibile anche se uno solo dei coniugi non la sopporta più. Questo significa, in concreto, che per ottenere la separazione basta affermare di non voler più convivere. Il giudice non può obbligare per legge che una persona continui un matrimonio in cui non crede.Però, è pur vero che non si può ottenere la pronuncia di addebito, se a violare i diritti sanciti dagli art. 143 e seguenti del c.c. sia stato il coniuge che lo chiede! L’addebito, infatti è una sorta di “sanzione” per la violazione perpetrata da un coniuge ai doveri coniugali.In tema di addebito della separazione si è pronunciata anche la Cassazione, ribadendo che: “La pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola inosservanza dei doveri coniugali, implicando, invece, tale pronuncia la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi, e cioè che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati e il determinarsi dell’intollerabilità della ulteriore convivenza.”
      (Cass.Civ., sez I, sent. 14042/2008; conf. Cass. Civ., sez I, sent. 21245/2010)Quando si parla di separazione con addebito, il Giudice deve quindi verificare: la violazione dei diritti coniugali da parte di uno dei due coniugi, l’intollerabilità della convivenza da parte dell’altro coniuge (quello che ha richiesto l’addebito) un legame di causalità tra le prime due circostanze.Quindi nel Suo caso, non ci sono proprio gli estremi per ottenere una pronuncia di addebito a suo danno! Quindi è Lei a poter avanzare la richiesta di addebito, perché è Sua moglie che ha violato i doveri coniugali, rendendo, di conseguenza, per Lei, impossibile la prosecuzione della convivenza. E’ stata Lei ad abbandonare il tetto coniugale,mossa che si configura come reato quando“l’allontanamento risulti privo di una giusta causa, connotandosi di disvalore dal punto di vista etico e sociale (Cassazione penale sentenza 12310/12). Per quanto riguarda le denunce false, Lei potrebbe a sua volta denunciare la Sua ex moglie per il reato di calunnia, ai sensi dell’art. 368 c.p., reato per il quale è prevista la reclusione dai 2 ai 6 anni. Sperando di esserLe stato di aiuto, le porgo Cordiali Saluti. Avv. Simona Schiattarella.

      Rispondi
  • Leonard

    Avv. Vallone
    Vi ringrazio molto dei vosti informazioni,anche se è un momento dificile
    Per me , grazie mille e vi auguro tutto il bene del mondo !

    Rispondi
    • Leonard

      Scusatemi , avrei un altra domanda da fare , quando può durare la procedura
      del divorzio , se noi due siamo d’accordo entrambi per la separazione e per il divorzio ?!
      Grazie mille !

      Rispondi
      • Sonia Vallone

        Gent.le lettore, nel suo caso poiché lei e sua moglie siete d’accordo ci sarà una sola udienza davanti al Giudice, il quale dovrà unicamente prendere atto della vostra volontà di separarvi ed “omologare” gli accordi che avete preso per regolare le questioni (economiche e personali) ancora esistenti tra voi, da quel momento sarete separati. Ci vorranno un paio di mesi e sarete separati. Trascorsi tre anni dal giorno in cui vi separate, presenterete la domanda di divorzio al giudice del Tribunale del luogo dove è stato celebrato il matrimonio, la domanda si presenta con un ricorso, ci saranno diverse udienze e dopo il Giudice emetterà una sentenza che dichiarerà la fine del vostro matrimonio, i tempi sono di circa 2–9 mesi. Inoltre poiché lei e sua moglie siete d’accordo potrete scegliere di farvi seguire dallo stesso avvocato, in questo modo risparmierete e potrete decidere insieme le condizioni della separazione e sarà l’avvocato che seguirà tutto e farà dare valore dal Giudice alle vostre richieste.
        Avv. Sonia Vallone

        Rispondi
  • Lucy

    Salve Avvocato,
    Sono una donna di 32 anni, sono separata da 6 anni, e fino a 10gg fa convivevo con il mio compagno (con cui stavo da 4 anni); premetto che io sono di Milano e lui per motivi di lavoro è a Forlì, ha chiesto un trasferimento ma non accettato, per questo motivo io ho fatto i bagagli e l’ho seguito li a Forlì, con nostra figlia che ora ha 1 anno e mezzo… La nostra relazione è sempre stata molto burrascosa, a causa della sua separazione giudiziale con la ex moglie dalla quale ha avuto una figlia che ora ha 6 anni…
    Per andare al punto, dopo l’ennesima lite, lui mi ha detto che tra noi era finita, a questo punto io ho dichiarato che non avevo intenzione di rimanere a Forlì, dove peraltro a parte lui io non ho nessuno, e che il mio trasferimento è stato dettato solo ed esclusivamente per lui… quindi ho fatto i bagagli miei e della nostra bambina e sono tornata a Milano dai miei genitori… (preciso che lui non solo era consapevole di questa mia decisione, ma mi ha anche accompagnata a Milano in auto ed è ripartito la sera stessa per Forlì)..
    Prima di ripartire però gli ho fatto presente che è libero di vedere la figlia quando gli è possibile (data la distanza) e ogni volta che vuole, lui di rimando mi ha minacciata di denunciarmi ai carabinieri, perché ho portato via la bambina.
    Ora la mia domanda mi pare ovvia, può lui denunciarmi per essere tornata a casa quando lui stesso ha dichiarato la fine della relazione?
    Inoltre io a Forlì mi sono impegnata più e più volte a cercare un lavoro, in quanto con il solo suo stipendio non si andava da nessuna parte, anzi spesso e volentieri i miei genitori ci passavano dei soldi per provvedere al sostentamento della figlia, in quanto nonostante lui abbia uno stipendio cospicuo, tolto l’affitto, l’assegno di mantenimento per l’altra figlia e le spese pari al 60% sempre per l’altra figlia, e spese per una cessione del quinto da lui fatta, del suo stipendio rimaneva ben poco e a fine mese non si arrivava.
    A Milano oltre ad avere un aiuto per quanto concerne la bambina, ho molte più possibilità di trovare un lavoro, cosa che a Forlì questo non è stato possibile.
    Inoltre la bambina, per motivi fiscali ha la residenza a Forlì con il padre, la mia è rimasta a Milano, va da sé che essendo io disoccupata di lunga durata e al momento non avendo mezzi di sussistenza mi sarebbe di aiuto che la piccola portasse la residenza qui a Milano in modo tale che posso usufruire delle agevolazioni per il nido, potendo così anche io andare a lavorare e provvedere io stessa al mantenimento della bambina senza dover gravare sui miei genitori, questo lui non lo vuole accettare e mi ha detto che assolutamente non mi darà l’autorizzazione per cambiare la residenza alla bambina… Come mi devo muovere?
    Grazie mille

    Rispondi
    • Sonia Vallone

      Gent.le lettrice,
      lei può allontanarsi da casa senza alcun preavviso poiché la Corte di Cassazione ha stabilito che non è più reato l’abbandono del tetto coniugale “se l’abbandono della casa coniugale e dei conseguenti doveri di assistenza (in qualità di genitore e di coniuge) è avvenuto per una giusta causa non si commette alcun reato: perché scatti la pena, infatti, non è sufficiente il solo sottrarsi alla coabitazione, ma è anche necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e costituisca un volontario inadempimento agli obblighi di assistenza” (sent. n. 34562 dell’11.09.2012).
      Pertanto nel suo caso, il suo compagno non potrà denunciarla poiché sussistono giusti motivi al suo allontanamento.
      Mentre per quanto concerne il cambio di residenza di sua figlia la situazione è più complessa poiché senza il consenso del suo compagno lei non potrà effettuarne il cambio.
      In quanto lui ha diritto di continuare ad avere con vostra figlia un rapporto intenso, di frequentarla senza gli ostacoli che la distanza inevitabilmente farebbe sorgere.
      Se vorrà disporre il cambio di residenza nei confronti di sua figlia dovrà rivolgersi al tribunale chiedendo la modifica delle condizioni della residenza e l’autorizzazione al trasferimento. Se il padre, come lei prevede, negasse il suo consenso, il tribunale deciderà valutando quale soluzione meglio risponde all’interesse di vostra figlia.
      La causa normalmente ha tempi brevi non più di qualche udienza, comunque sono necessari molti mesi per avere una decisione.
      Durante la prima udienza, il tribunale ascolta la posizione di entrambi i genitori, anche per tentare una soluzione consensuale del problema. Generalmente viene poi incaricato un consulente tecnico, cioè uno psicologo che, dopo alcuni incontri con i genitori e con il bambino, scrive una relazione indicando la soluzione che a suo avviso meglio risponde all’interesse del minore. Il tribunale solitamente recepisce le indicazioni del consulente tecnico
      Certamente si terrà conto della serietà delle motivazioni che la spingono al trasferimento: il progetto di far cambiare città a un bambino per una oggettiva esigenza lavorativa viene visto con molto maggior favore rispetto a un trasferimento voluto per altri motivi, soprattutto se il lavoro di cui si tratta è essenziale per soddisfare i bisogni del figlio. Se lei si volesse spostare per altri motivi, ad esempio per raggiungere un nuovo compagno, tutto sarebbe molto più difficile.
      Lei per la legge non può spostare senza autorizzazione la residenza di sua figlia, ma nessuno può impedirle di vivere dove meglio crede. Il contrasto fra il suo diritto di decidere liberamente dove vivere e il diritto del padre a partecipare alla decisione sul luogo di residenza della figlia deve essere risolto in questo modo: di fronte alla sua decisione di trasferirsi che nessun giudice può impedirle di attuare il tribunale può vietare il trasferimento del figlio minore.
      Ma ciò è possibile solo se la bambina può andare a vivere con il padre. Dunque, se il padre non si offre di tenere con sé vostra figlia, difficilmente può si può impedire alla madre di realizzare i suoi progetti di vita, soprattutto se si tratta di progetti ragionevoli.
      Infine, nel caso in cui lei attualmente non percepisce un reddito, potrà farsi assistere da un avvocato iscritto al gratuito patrocino a spese dello Stato.
      Cordiali saluti

      Rispondi
  • Cinzia

    Gentile Avvocato,
    Sono brasiliana, nn sono sposata con il mio compagno e ho un bambino di 3 anni, è gia da un po che le cose nn vano bene e è gia da un po che penso in separami di lui, solo che nn ho familia in italia, sono tutti in brasile, se esco di casa nn so dove andare, nn lavoro x tanti motivi e nn ho neanche la citadinanza, vorei portare mio filho con me in Brasile, ma non so come fare, vedi ho paura di perderlo ( mio figlio) ho paura che lo affidano a lui e a me toche fare la barbona in italia, e poi sono sicura che lui nn si prenderebe mai cura di lui, lo lascerebe sempre alla sua mamma x starsene al compiuter a fare niente come fa adesso e quase nn lo guarda.
    Ma lui ha soldi e ho paura che questo ed altro possa influire!
    Io sono molto capace di lavorare ma nn è lo stesso qui in italia, ho bisogno di un consiglio professionale, ho bisogno di sapere so ho possibilità!

    Grazie
    Cordiali saluti

    Rispondi
  • Carlo

    Gentile Avvocato mi chiamo Carlo,ho 45 anni e sono disoccupato da quasi 4 anni,nel 2009 ho conosciuto una signora Ucraina qui in Italia che lavorava come badante,tralascio varie vicissitudini tra noi,abbiamo deciso di sposarci,lei è divorziata in Ucraina con due figli gia’ grandi di 21 e 18 anni.Il punto è questo:dopo aver fatto tutti i documenti richiesti dal Comune di residenza ci siamo formalmente sposati in comune a Como il 14 febbraio 2014,dopo quasi 20 giorni precisamente l’8 marzo lei ha trovato un lavoro ancora come badante fissa e non a giornata!!!Abbiamo litigato perchè io non sono assolutamente d’accordo su questa scelta sua.Tra le altre cose è a quasi 50 km di distanza e non ci possiamo piu’ vedere,io non ho soldi per benzina,soffro tantissimo a stare a casa sempre solo,non dormo piu’non mangio piu’ sono depresso e avvilito senza lei vicino!!!!
    Ho anche pensato al suicidio anche per la mancanza di soldi e di lavoro!!!
    Posso chiedere la separazione consensuale con il gratuito patrocinio in Tribunale a Como???
    Mi aiuti lei perchè non so piu’ cosa devo fare….
    grazie mille avvocato!!!
    Carlo Como.

    Rispondi
    • Simona Schiattarella

      Caro Carlo, mi dispiace molto per la situazione dolorosa che sta vivendo! Non pensi al suicidio come soluzione dei problemi, non lo è. Inoltre, personalmente, penso che per nessuno al mondo, mai, valga la pena di fare gesti del genere! Provocherebbe solo dolore alle persone che Le vogliono bene. Con la giusta dose di calma, si risolvono i problemi, uno ad uno.Purtroppo, il matrimonio con la Sua amata, non ha preso la piega che Lei sperava….Però provi a guardarla da un’altra prospettiva: di fronte alla possibilità di lavoro, Sua moglie ha deciso di rimboccarsi le maniche. Lei da quattro anni non lavora, e Sua moglie ha scelto di accettare una proposta di lavoro. Anche se ciò comporta che la signora trascorra del tempo lontano dalla casa coniugale, in cui, ad aspettarla, c’è Lei, potrebbe essere una scelta dettata anche dalla volontà di gestire il Vostro menage familiare. Nel momento in cui avete deciso di sposarVi, per la legge italiana, avete dato luogo ad una famiglia, avete contratto degli obblighi reciproci come previsti dal c.c. agli art. 143 e seguenti. Proprio questo primo articolo, prevede la collaborazione nell’interesse della famiglia, la contribuzione ai bisogni della famiglia in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, da parte di entrambi i coniugi. Certo, prevede anche la coabitazione, cosa che sarebbe impossibile, per un periodo di tempo, accettando Sua moglie di lavorare notte e giorno presso una persona che ne abbia bisogno.Se non siete riusciti a trovare un punto di accordo, se per Lei la prosecuzione della convivenza è diventata proprio inaccettabile, in questo caso, ad essere inaccettabile è proprio l’impossibilità di una normale convivenza, può chiedere la separazione personale. Dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, infatti, per ottenere la separazione basta affermare di non voler più convivere. Il giudice non può obbligare per legge che una persona continui un matrimonio in cui non crede. Poi, per quanto riguarda l’assistenza legale, certo, ricorrendone le condizioni previste dalla legge, Lei ha il pieno diritto di farsi assistere da un legale usufruendo del Patrocinio Gratuito. Fornirà la documentazione richiesta ed otterrà l’assistenza.Ci pensi bene. In bocca al lupo. Cordiali Saluti Avv. Simona Schiattarella.
      http://www.ladyo.it/secondo-legge/requisiti-per-accedere-al-gratuito-patrocinio/12745

      Rispondi
  • denisa

    Buona sera. Ho un figlio con cittadino italiano di 18 mesi e ultimamente non andiamo d’accordo, posso portare mio figlio con me x andarmene vivere in un’alta citta? io adesso non lavoro ma ho problemi con mio compagno,mi minaccia sempre mi dice le parole brutte. Cosa devo fare x andarmene via da lui? Io voglio il mio figlio con me, ultimamente sempre di più discutiamo io e il mio compagno, ho paura x mio figlio aiutatemi graxie mille

    Rispondi
    • Silvia Rando

      Gentilissima Denisa,
      rispondo alla Sua lettera in cui sembra di capire che la convivenza tra Lei e il suo compagno é diventata intollerabile e tale da rendere impossibile la prosecuzione della vita coniugale.
      In pratica Lei mi chiede se andandosene via di casa con il bambino può essere “accusata” di abbandono del tetto coniugale, quindi Le fornirò qualche utile informazione in merito…innanzitutto la rassicuro che non c’é più questo reato nel nostro codice penale, l’unico modo che eventualmente il Suo compagno può accusarla di qualcosa é durante il giudizio di separazione per far valere l’addebito della separazione, ma mi pare di aver compreso che voi non siete sposati quindi non vi sarà nessun giudizio di questo tipo.
      In caso contrario (se siete sposati), dovrete separarvi consensualmente o giudizialmente..ed in questo caso a Corte di Cassazione afferma che deve escludersi che l’abbandono del tetto coniugale sia “contraria ai doveri del matrimonio” quando essa si inserisce in un contesto già compromesso in modo irreparabile, anche per ragioni obiettive e che quindi che non possono far configurare l’addebito della colpa ad uno dei coniugi.
      I Giudici hanno ribadito più volte che, nel giudizio di separazione, il giudice deve controllare in corso di causa 1- se la convivenza é diventata intollerabile ( e quindi non può proseguire in alcun modo) 2- quali sono i fatti che hanno provocato l’incompatibilità, 3- se la convivenza é diventata intollerabile se uno dei due coniugi ha violato i doveri matrimoniali.
      Bene, se Lei vuole andare via di casa nessuno può ostacolarla, tanto più se come Lei ha scritto, suo marito provoca turbamento a Lei e al vostro bambino, minacciandola o usando violenza fisica e morale e provocandoLe paura.
      Queste informazioni, gentile Denisa, sono comunque sempre indicazioni di massima, pertanto Le consiglio prima di prendere iniziative autonome, di rivolgersi a un avvocato che Le darà il supporto adeguato alle Sue esigenze.
      L’unica cosa che Lei dovrebbe fare qualora dovesse decidere di lasciare casa Sua (magari appoggiandosi da amici o parenti e ovviamente avvisando il Suo ex compagno con una raccomandata a/r in cui indica il luogo in cui si é trasferita, con l’indirizzo e il contatto telefonico con gli orari in cui gli é consentito di contattarla) è permettere che il Suo compagno possa continuare ad essere presente come padre, prendendosi cura materialmente e affettivamente di Vostro figlio.
      Di solito se Egli si rifiuta di provvedere al bambino (visto che Lei non lavora) o contravviene ai suoi doveri genitoriali dovrà essere coinvolto anche il Tribunale per i Minori con una apposita procedura.
      Tuttavia, le ripeto che é necessario avvalersi dell’assistenza di un legale, se non possiede di mezzi sufficienti la indirizzo ad un utile articolo dove potrà vedere se ricorrono le condizioni per avere il gratuito patrocinio dell’avvocato (in pratica lo Stato si accolla gli oneri della consulenza e assistenza legale e Lei non dovrà pagare nulla) http://www.ladyo.it/secondo-legge/requisiti-per-accedere-al-gratuito-patrocinio/12745.
      Non si abbatta e non esiti a ricontattarci se ha difficoltà,
      Cordiali saluti
      Avv. Maria Silvia Rando

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