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Sexual Assaul Series: un progetto fotografico per raccontare il senso di colpa dopo la violenza

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Non avrei dovuto camminare da sola. Gli ho dato troppa confidenza. Non avrei dovuto dire no al mio ragazzo. La mia gonna era troppo corta. Il mio cocktail troppo pesante.

Sono frasi come queste che rendono immediatamente evidente il senso di colpa che prova chi è stato vittima di violenza sessuale. Tra gli strascichi fisici ed emotivi di una violenza, che sia carnale o psicologica, infatti, nessuno considera quasi mai quel meccanismo inconscio che porta la vittima ad attribuirsi responsabilità per quanto successo. Chi è vittima di abusi non riesce a non chiedersi, in altre parole, cosa abbia sbagliato, se avrebbe potuto fare qualcosa perché andasse diversamente.

A rendere letteralmente “visibili” simili meccanismi psicologici, ci ha provato la bielorussa Yana Mazurkevich con un progetto fotografico dal titolo “Sexual Assault Series”. Otto vittime di violenza sessuale, otto storie diverse, ma tutte con in comune lo stesso identico senso di colpa per quanto successo. Alle protagoniste Yana ha chiesto di posare in intimo, avvolte da una nuvola di colore e minacciate da mani maschili che rappresentano, evidentemente, quelle dell’aggressore. In mano un cartello con scritti i pensieri più intimi, quello che le tormenta a proposito di ciò che hanno subito. C’è chi dice, così, che era troppo scoperta; chi che aveva bevuto troppo o che il fidanzato non si meritava un rifiuto. Sono giustificazioni che le vittime degli abusi sessuali provano a dare a se stesse, ma sono soprattutto le attenuanti che una società maschilista si ostina a trovare per i responsabili di simili comportamenti. Spesso giudicata per il proprio modo di vestire, per i passatempi, per la sua condotta sessuale, infatti, chi ha subito violenza sessuale rischia di passare in qualche misura per colpevole -o, al minimo, di essere considerato “complice” del suo aggressore.

 

Le vittime non dovrebbero vergognarsi o sentirsi in colpa, ma solo raccontare la loro storia

 

Con la sua “Sexual Assault Series” così Yana, che ha alle spalle un vissuto personale di molestie sessuali, ha voluto dare un messaggio forte: “ci vuole coraggio e forza per rialzarsi e dire a te stesso che non sei stata tu a sbagliare. Una vittima non dovrebbe mai vergognarsi o sentirsi colpevole”.

Il progetto fotografico nasce, tra l’altro, in collaborazione con Current Solution, una piattaforma che ha come obiettivo quello di educare al rispetto di genere, partendo proprio dalla possibilità offerta a chiunque abbia vissuto esperienze di discriminazioni e violenze di questo tipo di raccontare la sua storia. “Perché le storie possono cambiare i cuori, le menti, le statistiche, la storia”, recita il claim della piattaforma.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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