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“Sfollate”: sei giovani donne irachene diventano fotoreporter d’eccezione

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La speranza dopo il dolore. Si inaugura il 25 gennaio al Maxii di Roma una mostra fotografica allestita da sei donne Yazide di Sinjar. Con macchina fotografica alla mano, le sei protagoniste di Sinjar, Khawla Shamo, Klood Khedada, Bushra Qasim, Samia Jendo, Manal Barakat e Zina Hassan, documentano il dolore arrecato dal Daesh nelle loro terre di origine.

 

 

Donne in mostra: le sfollate si raccontano in scatti fotografici

 

 

L’Unicef sostiene un progetto nato in collaborazione con la Research and Development Organization ed il Ministero della Difesa, finanziato dal Ministero Affari Esteri. Alle giovani vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere viene data possibilità di espressione e inserimento nel mondo del lavoro.

Le sei fotocroniste della comunità yazida sono state costrette ad abbandonare la propria casa nel 2014. Con loro c’erano altre 400 mila persone. Il Daesh aveva iniziato a conquistare vasti territori e in Iraq molti venivano imprigionati, giustiziati e ridotti in schiavitù.

La sorte delle sei giovani autrici della mostra è stata migliore: grazie al progetto che sarà poi pubblicato su un apposito sito web da creare (deputato a divenire un forum europeo per ragazze), le fotoreporter d’eccezione, hanno potuto scattare immagini all’interno del Khanke Camp che le ha ospitate, in provincia di Dohuk.

Con macchina fotografica alla mano, le ragazze hanno ritratto il dolore e la paura di altre 2.900 famiglie fuggite dalla provincia irachena di Ninive. Zina, la portavoce del gruppo, ha dichiarato all’Ansa: “Nella società yazida non esiste una cultura dell’immagine, e la stragrande maggioranza delle donne non si occupa di attività economiche”.

Il progetto simbolo di emancipazione dona a queste donne la forza e l’autodeterminazione per raccontare della loro rinascita e liberarsi del passato. Sulla brochure della mostra, si legge: “Le sei donne si sono trasformate da vittime di un destino tragico in attente osservatrici di un mondo a sè stante, capaci di documentare e dare forma alla loro visione dei bisogni e dei problemi della loro comunità”.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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