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Sharewear, la moda che non si compra

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Ogni anno nel mondo la quantità di capi d’abbigliamento gettata è pari circa ad un milione di tonnellate. Eppure, ognuna di noi almeno una volta a settimana si fa la fatidica domanda “Cosa mi metto?” sbirciando disperatamente all’interno di guardaroba più colmi del vaso di Pandora. Tanti di quegli abiti, per svariati motivi, non verranno più indossati e finiranno a prendere polvere finché non deciderete di buttarli. Perché quindi non condividerli e permettere a qualcun altro di indossarli? Questi due fattori sono la base per un nuovo progetto ideato da un gruppo di stilisti svedesi.

ShareWear – letteralmente Condividiindossa – è la nuova frontiera dello shopping ecosostenibile e consapevole. Il meccanismo è abbastanza semplice: collezioni di abiti vengono messi in vendita con un’unica condizione, quella di essere ricondivisi. Il tutto si svolge tramite il social network Instagram poiché si aggiudica il capo d’abbigliamento colui o colei che commenta per primo la foto. Attenzione però, perché il punto di forza ( o di debolezza, scegliete voi) è che dopo una settimana al massimo bisogna riprendere il capo d’abbigliamento, fotografarlo, pubblicare la foto su Instagram e riavviare il processo di condivisione, magari acquistando un alto capo e così via, come in un vero e proprio circolo vizioso.

 

ShareWear: la moda diventa “sostenibile” ed ecologica

 

SHAREWEAR.SE è un’iniziativa targata VisitSweden e Swedish Institute, entrambi impegnati a promuovere la Svezia e a suscitare interesse per questo paese in tutto il mondo. Henrik Selin, a capo del Department for Intercultural Dialogue allo SwedishInstitute spiega che lo scopo di ShareWear è quello di “Ispirare un approccio più sostenibile al proprio guardaroba. Condividere i vestiti invece di buttarli fa bene non solo al portafoglio, ma anche all’ambiente. Se vuoi essere alla moda, condividila”. La collezione di lancio è stata creata da alcuni dei più famosi nomi della moda svedese, come Filippa K, Hope, House of Dagmar, Nikolaj d’Étoiles, Uniforms for the Dedicated, Weekday e Whyred. ShareWear si sta organizzando anche per l’Italia, ma nel frattempo potete visitare il sito ShareWear.se dove sono presenti informazioni sui capi e dove soprattutto, ognuno di noi può caricare i propri capi e condividerli con gli altri utenti. Inoltre, sul sito si trovano anche le informazioni sul singolo capo, come ad esempio la geolocalizzazione del capo e quando questo sarà di nuovo disponibile. E voi, cosa aspettate a condividere?

Martina Mattone Ha più di vent’anni, ma meno di trenta. Laureata in Lettere e specializzanda in filologia moderna è appassionata di moda e bellezza. Intollerante al lattosio e al genere umano (anche se a volte cade in tentazione e coglie il lato romantico delle cose). Crede fermamente nella vita e nel fatto che, come successo a Cenerentola, un paio di scarpe possano cambiartela.

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