Soprattutto Donne: l’Ordo Virginum si racconta

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Ordo Virginum. Un nome che può ancora essere misterioso per molte persone, ma che per altre, ed in particolare per le donne che ne fanno parte, è stato il punto di riferimento grazie al quale poter finalmente esprimere il proprio amore per Dio e la propria consacrazione.

Sì, perché l’Ordo Virginum, un ordine nato nei primi secoli della Chiesa e reistituito ufficialmente da Papa Paolo VI nel maggio del 1970, si riferisce ad un gruppo di donne consacrate che, però, diversamente da quanto accade per coloro che decidano di entrare in un convento o in un monastero, consente di vivere nel mondo, mantenendo il proprio lavoro e la vita nella società.

Proprio queste sue caratteristiche mi hanno incuriosita poiché ho pensato, così come mi è stato poi confermato dalle stesse donne che ho avuto l’onore di intervistare, è molto più difficile consacrarsi rimanendo nel mondo, rispetto a quanto accade, ad esempio, ad una monaca di clausura, protetta sia dall’ambiente esterno, sia guidata dalla necessità di seguire la scansione del tempo prevista dalla Liturgia.

Grazie ad Elena, Patrizia e Maddalena ho potuto scoprire quanto la Fede consenta non soltanto di mantenere intatti i propri voti, ma anche di superare le innumerevoli difficoltà che, inevitabilmente, la vita presenterà.

Le donne dell’Ordo Virginum sono di tutti i tipi e di tutte le età. Ecco le loro storie, raccontate con genuina sincerità.

 

Ordo Virginum: Elena, 67 anni, Dottoressa in pensione.

 

Mi sono consacrata tardi, nel 2010, anche se la mia ricerca è iniziata molto presto, diciamo sicuramente intorno ai 23 anni, quando studiavo medicina. Avevo avuto delle proposte, ero anche uscita con un ragazzo per un po’ di tempo. Ma, se pensavo a farmi una famiglia, io mi sentivo stretta, avevo come la sensazione di soffocare.

C’era in me questa ricerca, che non era partita da me, c’è una chiamata a monte, è il Signore che chiama…c’è poi la nostra risposta, ovviamente!

A 27 anni ho capito che non ero io a dover fare un passo verso il Signore, ma lui mi aveva già presa con Sé, ho constatato semplicemente questo. Finita Medicina sono entrata, dietro consiglio di un monaco che conoscevo da tempo, in un monastero per fare una prova di un mese. Tuttavia, ho capito che quello non era il posto per me”.

Elena decide, quindi, di proseguire con la sua vita professionale ed entra al Cottolengo, un Istituto presente ancora oggi a Torino e che offre assistenza medica ma anche aiuto ai meno fortunati. Sarà quello il luogo nel quale lavorerà come medico e sarà anche in quegli anni che Elena comprenderà quale cammino intraprendere.

Ebbi la possibilità di avere un librettino del Vescovo Giovanni Saldarini, con le linee guida dell’Ordo Virginum. Lì ho capito di aver sempre vissuto come avrebbe fatto una consacrata, ma anche di voler rendere ufficiale la mia consacrazione entrandovi”.

Elena ha potuto fare un incontro con le altre donne dell’Ordo Virginum, sentendo che il Signore la chiamava per la seconda volta.

Non ho più avuto dubbi. Ho iniziato il cammino di formazione di quattro anni e poi nel 2010 il Cardinale Severino Poletto ci ha consacrate in sette”.

Le difficoltà del vivere come una consacrata nella società possono essere diverse, come il fatto di non formare una propria famiglia: “Ma Gesù è il nostro sposo, che ci accompagna in tutti gli istanti della vita. E possiamo accompagnare le famiglie degli altri nelle gioie e nei dolori, con la nostra presenza”.

 

Ordo Virginum: Patrizia, 49 anni, assistente e direttrice di comunità

 

Ho sempre vissuto nell’ambiente dei gruppi giovanili e nell’oratorio. Ma la scintilla è stato un ritiro che è iniziato con l’ascolto della canzone dei Ricchi e Poveri ‘Che sarà’. Quella canzone mi ha messa in crisi! Ho iniziato ad interrogarmi sul mio futuro. Tuttavia, ho continuato a sentire in me due forze: io volevo tanti bambini, ma anche seguire il Signore, tuttavia sentivo che il velo non faceva per me”.

Patrizia ha proseguito con la sua vita, lavorando e andando avanti, giorno per giorno. Tuttavia, come spesso capita a coloro che sanno di avere un’altra missione, anche questa donna piena di energia ha sentito di non stare seguendo la sua strada.

Mi sono licenziata e sono andata ad aiutare una mia amica che aveva fondato una comunità per donne con bambini in situazioni di disagio. Lì credo di aver maturato la mia decisione. Infatti, proprio questa mia amica mi parlò dell’Ordo Virginum per la prima volta e, alla fine, ho capito che quella era anche la mia strada”.

Patrizia ha preso la decisione di intraprendere il cammino molto giovane, a 24 anni, consacrandosi a 28, diventando, così, la più giovane consacrata.

E forse proprio per la sua giovane età ha confessato la sua decisione ai genitori con una lettera, arrivando, pian piano, a far apprezzare questa sua strada anche alla madre, che tra tutti ha posto una resistenza maggiore.

Patrizia oggi si occupa proprio delle aspiranti, cioè di quelle donne che si avvicinano all’Ordo Virginum e che iniziano il percorso di formazione che le porterà, se saranno idonee e se il loro cuore confermerà la loro volontà, alla consacrazione definitiva.

 

Ordo Virginum: Maddalena, 35 anni, impiegata

 

Io arrivo da una realtà salesiana, sono cresciuta in Barriera di Milano (quartiere di Torino ndr) e nell’ambito dell’Oratorio Michele Rua. Ho fatto l’animatrice e sono sempre stata con i ragazzi. A 25 anni ho fatto il servizio civile in oratorio e questa esperienza mi ha molto cambiata: ho iniziato a riflettere su quello che era stato il mio percorso fino a quel momento. Perché in tanti momenti passati con le mie coetanee mi sentivo diversa da loro?

L’esempio classico è quello del matrimonio, che per Maddalena non appare come il futuro e come il punto di riferimento per la vita.

Ecco che per Maddalena, pian piano, iniziano gli interrogativi e decide di chiedere ad un Don molto giovane di farle conoscere una suora, con la quale potersi confrontare. Ma il giovane prete vede forse più in là e, parlando con Don Paolo Ripa Buschetti di Meana, delegato arcivescovile per l’Ordo Virginum, decidono di far parlare Maddalena con un’altra consacrata.

Tuttavia, passa ancora molto tempo prima che questa giovane intraprenda la sua vera strada, passando anche attraverso esperienze di discernimento diverse, come quella con le Figlie di Maria Ausiliatrice, che non la convince.

Il momento della svolta arriva nel 2007, quando Maddalena prega il Triduo a partire dal Giovedì Santo dedicandolo proprio al suo discernimento, richiedendo un segno. E come sempre accade, il segno arriva, anche in modo un po’ ironico.

Dopo le Lodi del mattino sono uscita dalla chiesa, perché dovevo andare a seguire dei ragazzi. Mi si avvicina una signora che mi fa i complimenti per il mio modo di leggere durante le celebrazioni. Mi dice che le ricordo sua figlia e mi fa vedere la sua foto, dicendomi che è consacrata nell’Ordo Virginum”.

Era la mamma di Patrizia, altra consacrata che ho intervistato.

Così Maddalena, su consiglio del suo Don, chiama Don Paolo Ripa Buschetti di Meana e partecipa agli esercizi comunitari, con le altre consacrate. Dopo i cinque giorni di esercizi si sente bene, e qualcosa in lei, finalmente, si sblocca.

Ho cominciato il percorso di formazione di quattro anni, continuando l’impegno in oratorio, che per me è sempre stato molto forte, capendo che quello dell’Ordo Virginum era ‘l’abito’ che faceva per me”.

Per Maddalena, anch’essa molto giovane nel momento della decisione, si sono presentati i problemi classici che ci si potrebbe immaginare, come lo scetticismo di amici e conoscenti e le difficoltà in famiglia.

In molti mi dicevano: ‘cosa farai se incontrerai qualcuno che ti piace, visto che hai lasciato da parte questo aspetto della vita?’. Ma per me è come qualcuno che sposa qualcun altro: tra tanti si sceglie il proprio sposo. Quando si è innamorati non si perde nulla, si sceglie ciò che ci riempie”.
E quel che riempie queste donne, loro riescono a farlo trasparire, a renderlo capace di aiutare ed illuminare gli altri, di sostenere coloro che si trovano in difficoltà, senza doversi limitare e senza dover sacrificare il proprio cammino per la necessità, ad esempio, di seguire una propria famiglia.

Stefania D'Ammicco Giornalista, scrittrice ed insegnante di yoga. Ama gli animali, canta in una rock band e cerca di imparare e scoprire cose nuove ogni giorno, sempre col sorriso sulle labbra.

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