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SOS figli: come trasformarsi in un genitore (quasi) perfetto

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Crescere ed educare i figli richiede ai genitori il possesso e la capacità di sviluppare risorse emotive, intellettive e fisiche. Durante lo sviluppo del bambino, è importante che gli adulti sappiano stabilire delle relazioni flessibili in grado di modificarsi in rapporto alle evoluzioni, alle situazioni, alle difficoltà.

Essere flessibili significa essere capace di cogliere prospettive diverse dalle proprie, cercare e trovare soluzioni differenti adatte alle circostanze.

Importante è che i bambini e gli adolescenti possano esprimere il loro punto di vista, ma è altrettanto importante che l’adulto conservi la propria posizione e non si lasci trascinare nel vortice di emozioni o comportamenti confusi di bambini e adolescenti.

 

Genitori: attenti a non cadere in queste “trappole”!

 

I genitori, quando affrontano momenti di criticità dei propri figli, possono spesso cadere in alcune trappole mentali comunicative, relazionali e comportamentali. Si può, ad esempio,  osservare la difficoltà a individuare il problema rispetto alla situazione in cui si presenta; oppure la convinzione che il nostro pensiero sia l’esatta rappresentazione della realtà o ancora l’abitudine a ripetere ciò che conosciamo, ciò che siamo soliti fare o che abbiamo già attuato in passato, in situazioni simili o differenti.

Nell’età evolutiva, come abbiamo visto (Qui: http://www.ladyo.it/figli-in-crisi-normale-difficolta-o-problema-serio/) non esiste una linea di confine netta tra quello che è considerato un comportamento nella norma e la patologia. Il genitore, spesso alle prime armi, nel mare tumultuoso attraversato assieme a un bambino in crescita, consulta amici, genitori, suoceri, insegnanti, specialisti; l’ansia lo pervade, preoccupato di fare “la cosa giusta”!

Spesso la cosa giusta non è unica e assoluta ma viene condizionata dalla situazione e dalle persone che compongono la scena; la soluzione non deriva da un comportamento perfetto né, tantomeno, da un genitore perfetto. Il genitore più adeguato è quello che è in grado di aiutare il figlio in difficoltà a trovare soluzioni, per sè e per il bambino, idonee e funzionali.

Qualche suggerimento…

Grazie alla mia esperienza con i genitori, sono convinta della capacità dei genitori di attivarsi e di possedere sempre, o spesso, tutte le risorse necessarie per aiutare i figli a risolvere e problemi, almeno i meno gravi. Nei casi in cui il problema appaia serio o il genitore senta di non avere strumenti per affrontarlo, è importante accettare la collaborazione e l’aiuto di altre persone, senza per questo sentirsi incapaci.

Genitori e figli, naturalmente e spontaneamente in relazione, si influenzano reciprocamente, ma la funzione di aiuto del genitore presuppone una continua modificazione di questa influenza in rapporto all’età e ai bisogni del figlio. L’aiuto non è protezione e basta, si differenzia in funzione del bisogno: si può sostenere un figlio anche allontanandosi, non standogli troppo vicino, non parlando o chiedendo quali difficoltà ha.

Insomma, anche il silenzio può essere un aiuto. La soluzione non è comparata a quello che viene fatto, ma al risultato: quello che si fa è messo in relazione con quello che si ritiene essere un buon risultato.

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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