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Bambini: i Sì e i No dello sport fin da piccoli

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Nell’area evolutiva, la pratica sportiva diventa uno spazio ludico ed esponenziale in cui si imparano le regole del rispetto e della fiducia ed i valori cardine della crescita bio-psico-sociale, utilizzabili come risorsa nella fase dello sviluppo, non solo a fini prestazionali, ma, soprattutto, personali.

 

 

Lo sport aiuta i bambini sia dal punto di vista relazionale che sociale

 

 

Eh si. l’attività sportiva facilita la socializzazione. Andando in palestra, infatti, i bambini imparano a rapportarsi con l’altro, con un compagno di squadra ma anche con un avversario, sperimentano il successo ma anche l’insuccesso, credendo non solo in se stessi e nelle proprie capacità, ma anche imparando a gestire e accettare le sconfitte. Riuscire a svolgere un determinato esercizio, inoltre, dà soddisfazione e infonde la fiducia di poter risolvere problemi che si ritenevano irrisolvibili.

Il coreografo, maestro e ballerino di danze cubane, istruttore di Les mills, Ivano Esposito ci aiuterà a rispondere ad alcune domande

Quali sono i primi sport per bimbi e neonati? A che età far fare i vari sport ai bambini? “Una regolare attività fisica è fondamentale­ per la crescita dei bambini” – spiega il coreografo, maestro e ballerino di danze cubane, istruttore di Les mills, Ivano Esposito – “Ma Ogni cosa ha il suo tempo. Fondamentale seguire le indicazioni dei medici”.

Il primo approccio di attività fisica può essere la “acquaticità” che si può iniziare già dopo il periodo neonatale, diciamo nel secondo mese di vita, un’ attività naturale che aiuta la coordinazione e migliora la “sicurezza” in acqua.

Si può iniziare a parlare di attività sportiva verso i 6/7 anni in poi  ed è fondamentale che  il tipo di sport da praticare venga scelto dal bambino in base al suo piacere e alle sue attitudini. “Trasmettere il piacere dello sport ai bambini sostenere i loro desideri nella scelta della disciplina” – prosegue Esposito – “E’ diseducativo sia dal punto di vista fisico che psicologico,invece, costringere un bimbo a praticare uno sport che non piace“.

Cosa fare allora?

Evitare di incitare il bambino ad atteggiamenti troppo competitivi e di trasferire su di lui/lei aspettative di successo;

Non insistere davanti al rifiuto del piccolo di praticare un’attività;

Far provare  diversi sport, senza impegno, in modo che sia lui a scegliere il preferito;

Non considerare il bambino un piccolo atleta ma far sì che lo sport venga vissuto per quello che è, cioè una splendida occasione di sviluppo e di benessere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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