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Stalking: quando i messaggi persecutori passano su Facebook…

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Le donne sono spesso vittime di vessazioni da parte di ex partner, ma possono esserlo anche persone molto vicine a loro, come i genitori. È il caso esaminato dalla Corte di Cassazione in sentenza del 23 maggio 2016, n.21407 con cui la stessa rigetta l’impugnazione della sentenza da parte di un uomo accusato di stalking. Dopo la separazione dalla sua ex compagna, l’uomo aveva iniziato a perseguitare i suoceri con ingiurie e denigrazioni anche attraverso il social network Facebook, seguendone gli spostamenti, limitando la loro vita di relazione ed ingenerando un grave stato di ansia, nonché il fondato timore per la loro stessa incolumità, tanto che, i medesimi evitavano di uscire di casa per paura di incontrarlo.

Le condotte dell’indagato risultano provate non solo dalle dichiarazioni delle persone offese, che già in sé possono costituire prova della sua responsabilità, ma anche dall’allegazione delle schermate dei profili Facebook contenenti i messaggi diffamatori, attraverso l’utilizzo di account intestati a soggetti di fantasia volti ad occultare la propria identità alle vittime. La Corte precisa che “la circostanza secondo cui i messaggi pubblicati sul social network facebook al più potrebbero integrare il reato di diffamazione, non si presenta significativa posto che il reato di atti persecutori tiene conto, così come già evidenziato, del fatto che viene in questione nella fattispecie di stalking la reiterazione delle condotte e non il singolo episodio che pur potendo in ipotesi integrare in sé un autonomo reato va letto nell’ambito delle complessive attività persecutorie”.

 

Atti persecutori e l’ammonimento del questore

 

La legge 23 aprile 2009, n. 38 recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori, all’art. 8 prevede che fino a quando non sia stata proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.
Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Se il fatto è commesso dal soggetto già ammonito, si procede d’ufficio e la pena prevista per il delitto di cui all’art. 612-bis c.p. è aumentata.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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