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Starbucks: arriva l’equità salariale per i dipendenti

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Starbucks si impegna, a parità di mansione, a pagare lo stesso stipendio ai dipendenti a prescindere dal loro sesso o colore della pelle. Ad annunciarlo Lucy Helm, vicepresidente esecutiva della catena di caffetterie.

 

 

Dopo gli USA, la sfida è su scala globale

 

 

Il divario di trattamento economico in base al genere è reale e Starbucks si impegna non solo a parlarne ma anche a risolverlo. Crediamo sia importante, come azienda di grandi dimensioni, portare più attenzione su un tema fondamentale”: così ha esordito Lucy Helm all’annuale assemblea degli azionisti che si è tenuta nei giorni scorsi a Seattle. Secondo il Census Bureau, l’ufficio del censimento USA, nel 2016 le donne lavoratrici a tempo pieno sono state pagate l’80% di quanto portano a casa gli uomini e, ha poi sottolineato la Helm, la situazione è peggiore nel settore retail, cioè la vendita al dettaglio, dove le donne guadagnano 70 centesimi per ogni dollaro intascato, invece, dagli uomini.

Il marchio di caffetterie più conosciuto e amato al mondo continua crescere: solo in Cina – mercato di punta nelle strategie aziendali – in numero degli store è passato negli ultimi 5 anni da 800 a 3.200. Il prossimo programma decennale di crescita passa per investimenti sul digitale e su una ancora più forte fidelizzazione della clientela. Un punto di forza, quest’ultimo, per la catena; ma non solo, perché parte della mission è anche il supporto ai lavoratori, pagando per esempio le tasse universitarie dei giovani che lavorano nelle caffetterie. Mancava, quindi, un ultimo tassello al puzzle e l’annuncio quest’anno non è mancato: ci sono voluti 10 anni di lavoro, ma ora in Starbucks c’è il 100% di equità di trattamento tra uomini e donne. Un obiettivo, c’è però da ricordarlo, raggiunto per il momento solo negli USA, mentre la strada su scala globale è ancora in salita.

Intanto, il colosso dei “frappuccini” quest’anno sbarca anche in Italia, a Milano. Un ritorno al futuro per Howard Schultz, fondatore di Starbucks, che proprio nel nostro paese ebbe l’idea di quello che sarebbe diventato uno dei marchi più riconosciuti al mondo.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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