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#StopEnslavingSaudiWomen: la campagna in Arabia Saudita per fermare il controllo maschile

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La condizione del donne in Arabia Saudita è tra le più restrittive al mondo. Qui, infatti, una donna è ancora tenuta sotto stretta sorveglianza da parte dei membri maschili della propria famiglia, così come aveva mostrato un documento stilato qualche mese fa da Human Rights Watch, e poco importa che si tratti del padre, del marito o del figlio. In questi giorni le donne saudite tornano a far parlare di sé grazie al lancio della campagna #StopEnslavingSaudiWoman (fermate la schiavitù delle donne, ndr), un hashtag questo che, insieme al suo equivalente in arabo, subito è diventato virale su Twitter e Instagram. Con la campagna, rilanciata e condivisa in tutto il mondo anche da ONG, le donne saudite chiedono di porre fine alla male guardianship ovvero quel sistema di controllo che impedisce ad una donna di ottenere un lavoro, aprire un conto in banca o anche solo di richiedere il passaporto senza il consenso di un membro maschile della famiglia che di fatto è il suo tutore. “Non posso viaggiare perché lui ha detto di no”, “Non posso studiare perché lui ha detto no” sono solo alcune delle frasi e immagini che accompagnano l’hashtag sui social network, una dimostrazione di come le riforme volute da re Abdullah morto due anni fa siano rimaste su carta e praticamente inapplicate nella vita quotidiana.

 

 

Grazie ai Social Network

 

 

Non è a prima volta che le saudite scelgono proprio i social network per dare il via ad una campagna e far conoscere in questo modo le proprie condizioni di vita. Ci sono dei precedenti: nel 2011 e nel 2013 infatti campagne simili contro il divieto di guida alle donne avevano conquistato le pagine di giornali di tutto il mondo, purtroppo all’epoca non si riuscì ad ottenere altro se non l’arresto delle promotrici. La scelta dei social e in particolare di Twitter non è affatto un caso se si tiene conto del fatto che il numero di utenti che cinguettano è il più alto al mondo in proporzione alla popolazione. Un fenomeno questo che spiega anche le aspre critiche e le condanne che questa e le altre campagne hanno subito da parte delle autorità religiose. La campagna, infine, si inserisce in un momento particolare della vita politica del paese, con l’ascesa al potere del principe Mohamed Bin Salman, infatti, si potrebbe decidere di lanciare un’immagine nuova del paese, fatta di riforme e nuova linfa giovane nonostante il dissenso sia meno tollerato del solito.

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Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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