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Striptease: 70 anni di storia dello spogliarello da cinema

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Striptease scena cult del cinema internazionale. Il ricorso alla diva in déshabillé compie 70 anni. Da Rita Hayworth a Sophia Loren fino a passare a Demi Moore, Jamie Lee Curtis, Charlotte Rampling, Melanie Griffith e Kim Basinger, tutte si sono spogliate davanti la macchina da presa.

 

Striptease, 70 anni di cinema in déshabillé

 

Era il lontano 1946 quando Rita Hayworth diede vita al più celebre spogliarello della storia del cinema. Casta ma suadente, Gilda si denudava solo dei guanti sulle note di Put the Blame on Mame, cantata da Anita Ellis. L’attrice diventa un mito e la scena diretta da Charles Vidor, fa storia.

Ad emulare la collega in Ieri, oggi, domani, film del 1963, diretto da Vittorio De Sica, è la celebre Sophia Loren che grazie allo spogliarello di Mara davanti agli occhi di un Mastroianni incantato nel guardarla, porta la pellicola alla vittoria dell’Oscar come miglior film straniero del 1965.

Abat-jour (Salomé), successo di Henry Wright, è la colonna sonora che ancora oggi si ricorda e che ha portato ad un sequel del film noto in tutto il mondo, interpretato sempre dalla Loren in Prêt-à-Porter (1994) di Robert Altman, trent’anni dopo. Questa volta però il Mastroianni famelico cederà il passo all’uomo pigro che finisce per addormentarsi.

Nel 1974 è la volta di Charlotte Rampling, che da ebrea deportata, nel film Il portiere di notte della Cavani, diventa oggetto delle attenzioni erotiche e degli sguardi piccanti di un ufficiale delle SS. Nel 1984 Melanie Griffith veste i panni di una spogliarellista in Paura su Manhattan, thriller poco conosciuto diretto da Abel Ferrara. La figura della donna sex simbol impera nel settore cinematografico. Kim Basinger arriva al successo internazionale con il suo 9 settimane e 1/2, del 1986. Il film vietato ai minori, lancia il rinomato spogliarello dell’attrice bionda dietro la tendina bianca e sotto gli occhi di Mickey Rourke. Colonna sonora della scena è You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker.

In True Lies del 1994 Jamie Lee Curtis si trasforma da timida casalinga in una stripteause di successo, guadagnandosi l’appellativo di “the body” per le sue curve perfette.

Lo striptease viene consacrato poi nel ’96 da Demi Moore che per 12 milioni di dollari si denuda nell’omonimo film, totalizzando con la pellicola diretta da Andrew Bergman, ben 6 Razzie Awards (gli Oscar ai peggiori film). L’attrice sex symbol della fine degli anni Novanta, sale agli onori della cronaca rosa. Striptease fa il giro del globo ma a Singapore viene vietato ai minori di 18 anni. Argentina, Islanda, Paesi Bassi, Portogallo e Gran Bretagna seguono a ruota le restrizioni per la visione dedicata ai minori, mentre gli Stati Uniti d’America eliminano dalla pellicola tre minuti giudicati dai censori “troppo osceni”.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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