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Tecnologie digitali e bambini: il rischio è l’isolamento

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In Italia un bambino su cinque prende contatto con il cellulare entro il prima anno di vita.


Tra i tre e i cinque anni, ben l’80% dei bambini è in grado di usare il telefonino. È quanto emerge dal primo sondaggio condotto nel nostro paese dal Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri sulla diffusione delle tecnologie digitali fra i bambini al di sotto dei cinque anni. Un campione di 1500 famiglie con questionari compilati in parte online in parte negli studi medici dei pediatri.

Secondo lo studio, la presenza di smartphone e cellulari in famiglia è arrivata al 100% mentre per il tablet la percentuale arriva al 68%. Secondo quanto affermato, nel secondo anno di vita, il 60% dei genitori permette ai propri figli di utilizzare cellulari e smartphone e nella fascia di età tra i 2 e i 5 anni questa percentuale sale fino all’80%.

 

 

Le avvertenze dei pediatri

L’American Academy of Pediatrics aveva suggerito che l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali per i bambini potesse rappresentare un elemento positivo. A patto che si trattasse ad esempio di utilizzare web e smartphone per videochiamate con i nonni o per cercare ricette da fare insieme a mamma e papà. Attività, insomma, che non intralcino sonno, pasti e compiti per casa.

Giorgio Tamburini, presidente del Centro per la Salute del Bambino, mette in guardia però su quelli che possono essere gli effetti negativi degli schermi: “Si tratta di studi su bambini più grandi, di 8-9 anni. Ma si osserva chiaramente che solo la carta permette quella sorta di “lettura profonda in cui il cervello, leggendo, stabilisce connessioni con altre esperienze precedenti e attiva funzioni molto più complesse rispetto alla semplice scansione di un testo sul video. E questa è un’osservazione che non vale solo per i bambini. Chiunque può farla quotidianamente su se stesso”.

Ciò che emerge soprattutto è che i genitori utilizzano le nuove tecnologie per fare quello che i pediatri sconsigliano, cioè “tenere buoni” i propri figli. Ricorrere a uno schermo per calmare un capriccio, infatti, non fa altro che incentivare comportamenti simili in futuro. “I nuovi media – si legge ancora nel rapporto – rendono i bambini capaci di multitasking, ma riducono la loro capacità di attenzione, aumentando le difficoltà di concentrazione e comprensione“.

Così, inoltre, si rischia l’isolamento. Gli schermi, infatti, fungono come delle calamite ed escludendo le altre esperienze il rischio è che li rendano più isolati. “Ma se questo può essere accettabile, entro certi limiti, per gli adulti – afferma Tamburini -, diventa un problema per i bambini. Loro hanno bisogno di relazioni, di interazioni, di tempo di qualità trascorso con i genitori. Più che ricorrere a divieti e proibizioni, la via più efficace è quella di farli appassionare ad altre cose. Proporgli un gioco, una lettura, una storia da raccontare o una corsa all’aria aperta”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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