0

Terrorismo: attentato a Berlino, come raccontarlo ai più piccoli in prossimità del Natale

0
0


Il Natale che sta per arrivare è accompagnato da una scia di solidarietà e sgomento per l’ultimo attentato che ha colpito i mercatini natalizi di Berlino. L’avvenimento, che può avere ripercussioni sulla psiche collettiva, non deve essere mediato ad adolescenti e bambini in modo violento. Le generazioni più giovani vanno protette da immagini shock e informazioni troppo dettagliate sulla vicenda.

 

 

Pericolo terrorismo, come raccontarlo ai bambini

 

 

Gli psicanalisti ribadiscono la necessità di tutelare bambini ed adolescenti dalla violenza terroristica nella quotidianità, in particolar modo in occasione di questi momenti di festa che ci appresteremo a vivere in occidente. Il terrorismo di per sè ha lo scopo di generare paura, dolore e sfiducia nel proprio Paese: è questo che va evitato in un clima di speranza e rinascita quale il Natale.

Oltre ai diretti interessati dall’attacco terroristico, segnati fortemente dall’accaduto, anche gli spettatori distanti (in particolare bambini e adolescenti) possono riflettere traumi derivati da errate informazioni e immagini troppo cruente diffuse dai media. Adolescenti e bambini dovrebbero vedere il meno possibile gli effetti devastanti del terrorismo (sangue, espressioni di sofferenza, lamenti, corpi morti). Ai genitori spetta il compito di  prestare attenzione affinchè i bambini non restino davanti alla tv da soli e cadano nell’ansia del pericolo, facendosi un’idea del tutto personale sugli attacchi all’Europa.

Dovere degli adulti è quello di spiegare alle giovani generazioni gli eventi terroristici, sottolineando che si tratta di episodi rari e mirati, per cui bisogna ancora avere fiducia nell’umanità, concepita come macchina della solidarietà, sempre e comunque attiva nel mondo. In caso contrario, infatti, nei più piccoli la visione di certe immagini senza filtri potrebbe riflettersi negativamente sulla vita quotidiana, producendo insonnia, incubi, ansia generalizzata, paure che vanno ad insediarsi nella psiche del bambino, oltre che dell’adulto.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *