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#TIMESUP: è arrivato il momento di agire

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Sedici milioni di dollari raccolti in 19 giorni, oltre 15 mila interazioni sui social e tutte le star vestite di nero (tranne quattro…) nella notte dei Golden Globes. Questi i numeri del movimento antimolestie #TIMESUP che, sull’onda del cambiamento chiesto a gran voce dopo lo scandalo Weinstein, comincia a fare qualcosa di concreto per aiutare le vittime.

 

 

“Il tempo è scaduto: per stare in silenzio, per aspettare, per tollerare discriminazioni, molestie ed abusi.”

 

 

In Italia abbiamo conosciuto Time’s Up solo qualche giorno fa quando, notando una certa somiglianza negli outfit delle star di Hollywood, ci siamo chiesti perché si fossero presentati tutti sul red carpet  dei 75esimi Golden Globes vestiti di nero; in realtà però il movimento negli USA si è fatto conoscere già qualche settimana fa soprattutto grazie alle star e ai social network che, ancora una volta, si sono fatti portavoce di un coro di voci che, non solo dice basta alle molestie e abusi in qualsiasi “industria lavorativa” – da quella dell’intrattenimento a studi legali, attività sportive, politica o qualsiasi altro campo – ma per la prima volta prova in maniera concreta ad aiutare le vittime.

Dopo i vari #metoo o #quellavoltache esplosi nel mondo dopo la denuncia di molestie da parte di Rose McGowan nei confronti del produttore cinematografico Harvey Weinstein, punto di inizio di una reazione a catena che ha investito un po’ tutti i campi e che non sembra voler cessare, arriva il momento di mettere da parte le parole e darsi all’azione. Attrici, registe, agenti, avvocatesse ed executive dell’entertainement hanno dato vita ad un fondo da 13 milioni di dollari per aiutare donne meno privilegiate di loro a proteggersi dalle molestie e dai contraccolpi di una denuncia.

Nomi del calibro di Eva Longoria, Reese Witherspoon, America Ferrera, Ashley Judd e Natalie Portman, Sophia Bush, Nina Dobrev, Ellen Pompeo ma anche la produttrice Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy, Scandal), Tina Tchen, che fu capo dello staff di Michelle Obama e Maria Eitel, co-presidente di Nike Foundation e una esperta di “corporate responsability”, hanno firmato una lettera aperta pubblicata sul New York Times e sul giornale di lingua spagnola La Opinion, che ha visto nascere ufficialmente #TIMESUP.

 

 

Come funziona

 

 

Il movimento non ha una vera e propria leader ma si articola, invece, in gruppi di lavoro. Uno di questi è guidato dalla giudice e professoressa di diritto Anita Hill (divenuta negli USA personaggio pubblico quando nel 1991 accusò il suo capo nonché giudice della Suprema Corte Clarence Thomas di molestie) ed ha il compito di redigere un manuale antimolestie nello show business. Time’s Up è una fondo di difesa che fornirà e pagherà assistenza e supporto legale a tutte le donne, ma anche uomini, che hanno subito molestie sessuali, aggressioni o maltrattamenti sul posto di lavoro e nell’arco della loro carriera. Il Fondo sarà ospitato e amministrato dal National Women’s Law Center, organizzazione legale nazionale per i diritti delle donne: fino ad oggi e in poco più di una ventina di giorni sono stati raccolti oltre 16 milioni di dollari.

 

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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