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Tra consapevolezza e multiculturalismo, Napoli ha un nuovo…Sapore

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Tra junk food (cibo “spazzatura”) nitrati, olio di palma e quant’altro, quante ‘schifezze’ mangiano i bambini?

Troppe, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ma anche secondo i dati statistici che vogliono l’Italia ai primi posti in Europa per obesità infantile, con un triste primato soprattutto per le regioni a sud del paese. Se è vero, come è vero, che la tradizione culinaria impone fagottini dalla guance rosa, rimpinzati di zeppole e supplì, bimbi rubicondi e sedentari, e che le mamme sono le prime a fare a gara per ingozzarli ogni volta un po’ di più, sembra proprio che qualcosa si stia muovendo.

In molte province stanno cominciando a sorgere gruppi organizzati che hanno lo scopo di avvicinare i piccoli ad un’alimentazione differente nella quale verdura, frutta e farine non raffinate non sono più viste come temibili nemiche ma, anzi, diventano alleate del benessere.

A farsi portavoce del trend è stata la Consulta delle Elette: non a caso un gruppo di sole donne, facenti capo al

Simona Molisso
Simona Molisso

Comune di Napoli che, nel corso dell’ultimo 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne) ha scelto di occuparsi, per la prima volta, di questo aspetto della vita, tanto importante quanto sottovalutato. Al grido di “Siamo quello che mangiamo” il presidente Simona Molisso, assieme alle sue colleghe, ha organizzato una kermesse dedicata ai 5 sensi, ospitata al Palazzo delle Arti. Tra la vista, il tatto e l’udito, però, senza dubbio quello di cui si abusa di più è certo il gusto: affinarlo non è semplice ma è possibile, con i consigli giusti e con un regime dietetico commisurato alle esigenze di ciascuno.

Ecco, perciò, che attorno alla tavola rotonda si sono confrontate le giovani imprenditrici del Centro di Alimentazione Consapevole, l’ideatrice di “Chikù” –pionieristico ristorante italo-rom immerso nel cuore di Scampia – e le combattive mamme di “Ripensa la Mensa”.

“Organizziamo eventi, corsi e laboratori con i bambini nei quali impieghiamo materie di prima qualità, prodotti di stagione e a chilometro zero” – hanno esordito Marina Mosca e Paola Iaccarino Idelson, ‘anime’ del Centro (che si trova a via Bellini) –“Lavoriamo in una duplice ottica: da una parte l’educazione alimentare, attraverso i laboratori, appunto; dall’altra, facendo proprio incontrare produttori e consumatori tra loro, così da garantire a questi ultimi anche la giusta trasparenza. Essere consapevoli di quello che ingeriamo significa poter contribuire alla nostra salute e a quella del nostro pianeta. Significa fare la scelta etica di un’alimentazione sostenibile, che non danneggia troppo il nostro pianeta, significa scegliere di eliminare cibi industriali che ci avvelenano e che alimentano il consumismo alimentare, sostituendoli con alternative gustose, salutari e fatte in casa. Abbiamo in cantiere diverse cose” – hanno proseguito –“Ad esempio, l’inserimento professionale di cinque donne della Sanità che vengono da noi ad imparare come cucinare o la collaborazione con l’associazione Shalom di Materdei, che ospita oltre 90 bambini con i quali teniamo delle lezioni apposite”.

Lo stesso spirito che ha mosso i genitori riuniti in “Ripensa la Mensa”, un gruppo di volontari sensibili al tema con lo scopo di migliorare la qualità e la sicurezza delle mense scolastiche che, nel territorio campano, è priorità assoluta vista la dimensione preoccupante di terreni inquinati: “Abbiamo fatto piccoli passi in avanti, come l’approvazione del documento che disciplina le commissioni mensa a livello comunale e scolastico, che solo da quest’anno vengono finalmente riconosciute– ha spiegato Marta Giardinelli – “Ma abbiamo chiesto delle cose specifiche, come rendere pubblica la documentazione relativa alla tracciabilità degli alimenti o prevedere che il totale della fornitura di alcuni alimenti ad alto rischio di tossicità, quali carni, uova e legumi siano sempre biologici e certificati, ed al momento è tutto fermo”.

Consapevolezza, dunque, è la parola d’ordine. Una consapevolezza che, travalicando l’età, a Napoli non può non fare i conti con la dimensione interculturale. È questo che ha mosso Barbara Pierro, che ha dato vita nei primi anni del 2000 all’associazione di promozione sociale “Chi rom…e chi no”, dalle cui costole sono nate la “Kumpania” (nel 2013), prima impresa sociale nel campo della gastronomia interculturale formata da rom e italiani e, lo scorso anno,“Chikù” –“La popolazione di Scampia convive da oltre vent’anni con quella rom, i disagi e le difficoltà sono spesso all’ordine del giorno, ma a tavola le tradizioni sembrano essere riuscite ad incontrarsi e ad amalgamarsi perfettamente regalando un mix esplosivo di sapori” – ha spiegato la Pierro – I punti di contatto sono molti di più di quelli che si immaginano. Il ristorante vuole essere un luogo dove si può mangiare e bere bene ma soprattutto dove si possono condividere passioni, coniugando linguaggi e stili diversi, promuovendo la partecipazione attiva a percorsi di riconciliazione tra culture lontane ma sempre più vicine”. In questo senso, anche avvicinare i più piccoli alla diversità diventa ricchezza.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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