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Trascurare gli altri per rimanere connessi: tutti ammalati di “Phubbing”

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Siamo sempre più connessi in Rete, sempre più presenti sui Social Network e su Whatsapp, sempre più aggiornati su quello che succede nella vita di chi non conosciamo o conosciamo poco, mentre magari siamo all’oscuro di ciò che sta vivendo chi divide con noi le quattro mura in cui abitiamo. Abbiamo lo smartphone sempre vicino, a casa, a lavoro, in palestra, in bagno, quando usciamo con gli amici, quando usciamo a cena con il partner, anche mentre stiamo dialogando con qualcuno.

Soffriamo davvero tutti di phubbing?

 

Gli Americani hanno coniato un nuovo termine per descrivere questo atteggiamento: phubbing. Si tratta di una parola che deriva dall’unione di due termini, phone (telefono) e snubbing (trascurare). Il phubbing indica l’atto di trascurare qualcuno, mentre si è in sua compagnia, per dedicarsi al proprio telefono.

Recentemente però è stato pubblicato un articolo su un giornale americano – Computers in Human Behaviour (2016) -intitolato ‘La mia vita è diventata la principale distrazione dallo smartphone: phubbing e soddisfazione relazionale tra partner‘ (Roberts, David, 2016) su uno studio, svolto presso la Hankamer School of Business della Baylor University, volto a indagare il phubbing messo in atto nei confronti del proprio partner, e l’impatto di questo comportamento nella vita di coppia e del singolo. Gli autori hanno costruito un questionario ad hoc somministrato a un campione di 145 partecipanti.
I risultati indicavano che il phubbing aumentava la frequenza dei conflitti relazionali dovuti all’uso del cellulare. Questi conflitti diminuivano poi il livello di soddisfazione nella coppia e, di riflesso, il più generale livello di soddisfazione di vita. Ciò aveva infine un effetto anche sul livello di depressione del partner. Questo effetto del phubbing è ancora più forte nei partner con uno stile di attaccamento di tipo ansioso. Dei 145 partecipanti alla ricerca, il 46% aveva dichiarato di avere un partner con comportamenti indicanti phubbing, il 23% dichiarava che ciò causava conflitti nella coppia, il 37% dichiarava di essersi sentito triste o depresso qualche volta a causa di questi aspetti (Roberts, David, 2016).

Ormai risulterà difficile tornare indietro, i Social Network e tutti i suoi ‘fratelli’ fanno parte della nostra vita. Sta al buon senso di ciascuno di noi decidere come e quando utilizzarli, con che frequenza, in quali contesti. Auguriamoci solo di non arrivare al punto di comunicare attraverso chat anche all’interno delle nostre stesse quattro mura.

Danila Di Dio Psicologa clinica e psicodiagnosta dell’età evolutiva. Empatica, curiosa ed ottimista di natura, crede che i viaggi e i dialoghi con i bambini siano le esperienze che possano arricchire di più un uomo. Considera la psicologia come il suo hobby e crede fermamente nel valore della prevenzione e della promozione del benessere psicologico.

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