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In Turchia arriva la separazione di genere nei luoghi pubblici

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Solo un mese fa le donne imperversavano per le strade di Istanbul  dando vita a quella che è stata ribattezzata come la “protesta delle minigonne” una spontanea manifestazione nata per rivendicare il diritto delle donne di vestirsi come meglio credono. Ma la Turchia di Erdogan è un paese sempre meno liberale e sempre più conservatore, tanto che si stanno diffondendo i luoghi per sole donne: alberghi, feste, scuole. Ora è la volta dei mezzi pubblici. Da questo settembre, infatti, a Makatya saranno attivati degli autobus riservati alle donne.

 

 

Dopo i vagoni della metropolitana è la volta degli autobus

 

 

L’idea di creare spazi separati per uomini e donne non è nuova per la Turchia di Erdogan, attratta dalla frontiera imprenditoriale del turismo dal Medio Oriente. Già nel 2007 nelle città dalla movida turca si trovavano locali, discoteche, alberghi con piscine in cui la divisione di genere era attuata. A 10 anni di distanza in tutte le principali città del paese si possono trovare ristoranti dove uomini e donne mangiano in sale diverse, festeggiano in sale diverse.

L’ultima ordinanza, in ordine di tempo, che sta facendo scalpore è quella della città di Makatya, una delle più conservatrici del paese, dove da questo mese di settembre saranno attivate linee di trasporto pubblico riservate solo alle donne. La proposta fu avanzata per la prima volta nel 2002 dalle esponenti del Partito Islamico della Felicità ma all’epoca era stata bocciata. Ad agosto l’ordinanza è stata riproposta e questa volta ha trovato approvazione. Ma l’amministrazione di Makatya non è la prima ad attuare una normativo di questo genere: già lo scorso giugno, infatti, il Comune di Bursa aveva annunciato l’introduzione di vagoni della metropolitana per sole donne. L’iniziativa aveva provocato proteste da parte dell’opposizione, ma dall’amministrazione guidata dall’Akp, lo stesso partito di Erdogan, avevano fatto sapere che il provvedimento era stato varato per “soddisfare una richiesta da parte della cittadinanza”. E non si salvano le scuole dove, da ottobre dello scorso anno, è vietato alle studentesse di sedersi vicino ai compagni maschi.

Il paradosso è quello di un Paese che alterna proteste per la libertà delle donne nelle città più progressiste, e ordinanze restrittive per l’uguaglianza dei sessi nelle città più conservatrici.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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