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Tweet offensivi e misogini: se a condividerli è lei…

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La metà dei tweet offensivi nei confronti delle donne viene da utenti di genere femminile. A confermarlo è una ricerca di Demos che ha analizzato quasi un milione e mezzo di contenuti segnalati dalla piattaforma come pornografici.

In particolare, i ricercatori hanno preso in considerazione i cinguettii contenenti le parole “slut” e “whore” (due sinonimi inglesi per l’italiano “prostituta”, ndr), risultate in uno studio precedente le più comunemente usate nei tweet offensivi e misogini. Lo studio di Demos ha rivelato, quindi, che almeno metà dei tweet presi in considerazione sono a contenuto letteralmente pornografico. I restati 650mila tweet, inviati da almeno 450mila utenti diversi, si dividono invece tra un 33% di tweet dal tono aggressivo, un 9% in cui le offese misogine sono auto-riferite e un 58% di tweet “di commento” riguardo all’opportunità di arginare simili atteggiamenti sessisti anche sui social.

Uno speciale algoritmo (accurato all’85% e tarato sulle tre categorie di uomini, donne e organizzazioni, ndr) ha permesso, poi, a Demos di identificare il genere degli utenti responsabili dei cinguettii misogini. “Almeno il 50% sono donne –spiegano da Demos- e uno sguardo anche sommario agli account che seguono (Beyoncé, One Direction, Justin Bieber) ci dice che sono donne, spesso ragazze, come tante, non una setta di uomini bianchi arrabbiati e conservatori”.

 

Se misogino è “normale” ed è lei a offendere le amiche

 

I risultati dello studio sono, certo, ancora molto limitati, ma segnano una linea interpretativa importante. Come gli esperti hanno sottolineato più volte, infatti, l’uso di espressioni misogine anche da parte delle più giovani non deve sorprendere: è segno della normalizzazione di questo tipo di atteggiamento. “Le ragazzine sono esposte a così tanto materiale pornografico, a un uso così abbondante di simili espressioni che, soprattutto se giovanissime, non è strano comincino a pensare che essere donne significhi essere giudicate in quel modo”, spiega al Guardian la dottoressa Fiona Vera-Gray del Centre for Gender Equality in the Media della Durham University.

E i risultati di Demos sembrano in linea, del resto, con quelli di un’altra ricerca su insegnamento e abusi online. In questo caso gli studiosi hanno scoperto che sono per lo più le ragazze a essere implicate in forme di abuso e bullismo verso i compagni di scuola, quando non addirittura verso gli insegnanti. Abusi che, spesso, partono proprio dall’uso di un linguaggio misogino e offensivo – tra le 15enni inglesi, per esempio, “skinny slut” e “fat slag” sono tra gli epiteti più in voga.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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