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Un bacio sulla guancia? È violenza privata

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La Suprema Corte di Cassazione è ritornata sul tema della libertà di disporre del proprio corpo a fini sessuali, la quale è assoluta e incondizionata. Anche un bacio sulla guancia ha natura di atto sessuale, che non è affatto scontata se confermata dalle circostanze concrete del fatto, in considerazione delle modalità di attuazione della condotta. Il caso in esame vede coinvolto un uomo, condannato a un anno e tre mesi di reclusione, il quale aveva costretto una quindicenne a subire atti sessuali consistiti in ripetuti tentativi, a volte riusciti, di baciarla sulla guancia dopo averla reiteratamente seguita all’uscita del liceo dalla stessa frequentato.
Nella sentenza 4 maggio 2016, n. 18679 si legge, infatti, che “non v’è dubbio che il semplice e fugace bacio sulla guancia, dato senza alcuna interferenza nella sfera sessuale della vittima, non possa essere oggettivamente considerato come “atto sessuale” alla stregua del significato “sociale” che al gesto dell’imputato può essere oggettivamente attribuito. La sua condotta, proprio per quella connotazione “violenta” che trasversalmente qualifica le azioni poste in essere contro la volontà di chi le subisce, integra piuttosto il reato di violenza privata di cui all’art. 610, cod. pen.”. Per la Cassazione, dunque, il bacio sulla guancia più che qualificarsi come violenza sessuale di cui all’art. 609-bis c.p., integra il reato di violenza privata, dal momento che la sfera della libertà sessuale della ragazza ha subito una lesione di minima entità. Pertanto ha accolto il ricorso dell’imputato limitatamente al trattamento sanzionatorio, che dovrà essere riparametrato alla luce della diversa qualificazione giuridica della condotta.

 

Attenuante per i casi di minore gravità

 

La nozione di atti sessuali abbraccia una vasta gamma di comportamenti, caratterizzati dall’idoneità della condotta ad incidere sulle facoltà della persona offesa, impedendole di autodeterminarsi liberamente nella propria sfera sessuale. A fronte di una nozione di atto sessuale che continua ad avere come punti di riferimento da un lato la congiunzione carnale e dall’altro gli atti di libidine, per poter operare una distinzione e apprestare una più adeguata tutela contro qualsiasi comportamento che costituisca una ingerenza nella piena autodeterminazione della sfera sessuale, il legislatore ha avvertito l’esigenza di introdurre una circostanza attenuante per i casi di minore gravità (art. 609-bis, terzo comma, cod. pen.). Mediante una consistente diminuzione (in misura non eccedente i due terzi) della pena prevista per il delitto di violenza sessuale (fissata, nel minimo, in cinque anni di reclusione), risulta così possibile rendere la sanzione proporzionata nei casi in cui la sfera della libertà sessuale sia stata compressa in maniera meno grave. In questo modo si ha un bilanciamento tra la lesione subìta e il reato realizzato, avendo conto dei mezzi, delle modalità e delle circostanze dell’azione.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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