0

UnEdit: una campagna social che prova a disintossicarci dai social

0
0


La smania, quasi una droga, di essere sempre connessi. Una vita perennemente on-line con quella “off” che diventa sempre più sbiadita. Ma siamo persone e non account di un qualsiasi social network e a ricordarcelo c’è adesso anche una campagna, UnEdit, che sulla vita da social ci va giù pesante. A crearla è stata una studentessa della Bimingham City University, Jade Johnson che ha anche organizzato alcune delle immagini che hanno dato il via alla campagna grazie all’aiuto della collega Laura Dawkes. L’idea è quella di sbattere di fronte ai nostri occhi la triste routine dei social. Immagini che parlano e raccontano la storia di corpi rovinati dall’ossessione del “fisico perfetto”, della magrezza; storie di vite che non esistono se non connesse alla rete. “Vogliamo mostrare alle donne che non dobbiamo cedere alla pressione dei social media e che dobbiamo essere orgogliose di ciò che siamo piuttosto che lasciarci abbattere” ha dichiarato la creatrice Jade Johson che adesso sta facendo il giro del mondo per presentare la campagna.

Anche la scienza mette in guardia

 

Prima di Jade tante sono state le ragazze che si sono battute per le stesse ragioni. La storia di Essena O’Neill, la 18enne australiana con migliaia di follower su Instagram e che ha deciso di cancellare gran parte delle sue foto perché rappresentavano una “perfezione artificiosa” e che per questo motivo ha perso parte dei sui seguaci, ne è un esempio. O come la modella Stina Sanders che ha cominciato a postare sul suo profilo foto che mostrano la dura routine a cui un’indossatrice deve sottoporsi fatta di terapie dimagranti, psicoterapia e interminabili trattamenti di bellezza. Finta perfezione, insomma, perché il rischio con i social è proprio questo, cioè di inseguire modelli sbagliati, di dimenticare chi si è veramente per sembrare qualcun altro. A mettere in guardia è anche la scienza; secondo una ricerca condotta nel Regno Unito dalla University of Strathclyd più una donna passa il proprio tempo su Facebook asservando modelli distorti, più è portata a non accettare il proprio corpo, la propria immagina con la conseguenza che con il tempo questa condizione porta a chiudersi in se stesse. Ma il rischio è anche quello di incorrere nella depressione se, come dimostra uno studio pubblicato su Computers Human Behavior, i social sono utilizzati non come canale di comunicazione ma come strumento di “sorveglianza” delle persone. In questo caso possono scattare i meccanismi di invidia con conseguenze depressive. La verità è che siamo persone e non profili su un social network e UnEdit utilizzando proprio i social cerca di ricordarcelo.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *