Ungendered. O, se la moda non ha sesso

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Linee morbide, nessuna aderenza, capi minimalisti, colori neutri: sono i mantra di Ungendered, la prima linea di abbigliamento completamente unisex firmata Zara. Gli otto pezzi della collezione (maglioni, t-shirt, felpe, pantaloni) sono pensati per essere indossati indifferentemente da uomini e donne – e se non fosse evidente, lo ribadiscono i modelli di entrambi i sessi sul catalogo. Ma anche, e soprattutto, da chi fatica  a riconoscersi in un’identità sessuale definita. Segno di una sensibilità tutta nuova verso forme di sessualità che sfuggono alla logica binaria? Forse. Dal brand spagnolo, al momento, preferiscono pensare Ungendered come “il risultato della vicinanza ai clienti e ai loro bisogni”.

Acquistabili anche online e per budget inferiori ai 50 dollari, i capi ungendered di Zara non sono certo il primo esempio di moda che provi ad andare oltre gli stereotipi di maschile e femminile. Lo hanno fatto, nel tempo, brand di nicchia come Muttonhead che già dal 2009 propone esclusivamente capi ‘gender neutral’ o NotEqual che racchiude in una collezione pezzi adatti a una ‘sessualità fluida’. Senza contare l’ever green sulle passerelle dei grandi marchi di moda, da Gucci a  Yves Saint Laurent, di una certa allure androgina. A ben guardare, insomma, Ungendered di Zara sembra solo una conquista del mercato value.

Le polemiche: e se la collezione non fosse poi così ungendered?

 

Che, però, non da tutti è stata salutata come vera conquista. C’è chi ha espresso, infatti, la preoccupazione che “decontestualizzata e gettata nella cultura mainstream, l’ossessione per il genderless possa essere scambiata per una mera operazione commerciale” (così un’attivista queer a Mashable, ndr). E chi ha fatto notare come Ungendered sia in realtà molto più sessualmente orientata di quanto non lasci intendere. Perché ci sono solo pantaloni e colori neutri? Perché non ci sono stampe, fiori, tagli più dinamici e la collezione “assomiglia così tanto a una di loung wear maschile”? E ancora perché Ungendered “sembra adattarsi “solo a gente alta e magra” e le ragazze in catalogo hanno “l’aria di aver appena chiesto in prestito una felpa ai loro fidanzati” (questi alcuni commenti su Twitter, ndr)? Quello di Zara è, insomma, un primo passo ma la moda genderless “può essere più cool di così”, chiosano i più esperti in materia di fashion.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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