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Unisa: la “Panchina Rossa” contro la violenza di genere

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L’Università di Salerno aderisce al progetto “Panchine Rosse”. “L’Ateneo celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con l’installazione della “Panchina Rossa Unisa” presso il campus di Fisciano.L’installazione permanente della Panchina intende rappresentare uno spazio idealmente occupato dalla presenza delle donne cadute vittime di violenza. Sulla Panchina Rossa Unisa è riportata una frase- simbolo, scelta tra le numerose proposte pervenute dalla comunità universitaria, tramite il contest promosso attraverso i canali social di Ateneo”. Così si legge in un’area del sito dedicata al “Vivere il Campus”, sezione in cui studenti e professori possono trovare informazioni riguardanti la vita e la quotidianità nel campus di Fisciano. Un progetto (nato e promosso lo scorso gennaio dal Comune di Torino, ndr)  al quale non solo l’Università di Salerno ha aderito per celebrare, ma è riuscita a coinvolgere anche gli studenti.

L’installazione, infatti, così come prevede il progetto originale è accompagnata da una frase, in questo caso però non una citazione di un grande scrittore, ma la vincitrice di un “contest” promosso appunto tra gli studenti dell’Ateneo salernitano. “Qui siede chi non guarda se non con gli occhi dell’amore, chi non possiede ma abbraccia, chi non giudica ma accoglie, e chi non fa spazio alla violenza”, questa la frase vincitrice, proposta da Maria Cristina Folina, laureata in Pubblicistica e Filologia moderna.

 

La presentazione presso il Chiostro della Pace

 

L’inaugurazione della Panchina Rossa si è tenuta venerdì 18 novembre, presso il Chiostro della Pace, una delle più caratteristiche piazzette del campus, ritrovo degli studenti. Alla presentazione era presente anche il Rettore dell’Ateneo, Aurelio Tommasetti; “Un’Università come la nostra, moderna, deve puntare ad essere attenta all’eccellenza nella ricerca e nella didattica. Però allo stesso tempo deve combattere delle battaglie, quando sente che siano queste delle battaglie giuste. Senza segno politico o ideologico, ma invece come segno di civiltà. Una battaglia di civiltà come quella del contrasto ad ogni forma di violenza e in particolare alla violenza sulle donne è ovviamente una di quelle cose per cui bisogna spendersi. […] Lo abbiamo fatto coinvolgendo il nostro patrimonio, che sono i nostri giovani”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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