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Vanessa Diffenbaugh: la sua storia in esclusiva per Ladyo

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Il suo nome stampato sul libro è una garanzia di qualità: la sua capacità narrativa ed il suo stile di scrittura sono in grado di tenere “incollato” il lettore dalla prima all’ultima pagina senza stancarsi mai, e questa non è una cosa da tutti. Vanessa Diffenbaugh, dopo il grande successo de Il linguaggio segreto dei fiori, è tornata in Italia più volte per presentare la sua ultima fatica Le ali della vita: Ladyo è riuscito a rivolgerle alcune domande per conoscerla meglio. Ecco cosa ci ha svelato:

 

Le ali della vita arriva dopo il grande successo de Il linguaggio segreto dei fiori: era preoccupata che il successo non fosse lo stesso?

E’ stato molto scoraggiante, tanto che quando apro il mio nuovo libro la mia pagina preferita è quella iniziale, in cui compaiono entrambi i miei titoli sotto lo stesso nome! Ci sono molti scrittori che, dopo il successo del primo libro, non ne hanno prodotto un secondo: io posso capire il perché. Ti senti nella testa tutti i recensori, che ti ricordano ciò che hai fatto di sbagliato, ed i lettori, che ti ricordano ciò che hai fatto di giusto… e certe volte sono la stessa cosa! E’ facile perdere la tua voce interiore. Dopo aver passato tre anni sul libro, quando avrei voluto completare un’altra bozza e stavo perdendo la speranza, una cara amica scrittrice mi diede un fantastico consiglio. Mi disse di immaginare cosa mi sarebbe piaciuto vedere aprendo l’ultimo libro di un mio scrittore preferito (ho immaginato Toni Morrison) e di pensare a quel senso di familiarità che si prova quando si legge il proprio autore del cuore. Poi mi disse: “Com’è il prossimo libro di Vanessa Diffenbaugh?”. A quel punto sapevo esattamente cosa voleva dire, e sapevo anche cosa non avrei scritto. Così ho ricominciato di nuovo, stavolta ricordando la mia voce.

 

In entrambi i suoi libri lei ha parlato, in differenti modi, riguardo la maternità. Anche lei è una mamma, sia naturale che adottiva. Come si percepisce in questi ruoli? Come coniuga il lavoro con la vita privata?

Da genitore di un neonato di un anno e di due adolescenti, tutta la mia vita è stato un susseguirsi di pause. Sono diventata brava ad interrompere i miei pensieri e a considerarli in un altro momento più calmo. Tutte viviamo con i dubbi su noi stesse e sulle nostre abilità di madri. Coloro che sono state amate da piccole ed hanno avuto una buona relazione con la madre, sanno che si possono fare errori, ma si concedono anche il perdono per essi. Con i miei figli, ho trovato utile essere onesta riguardo alle mie imperfezioni, mi sono dispiaciuta per esse e ci ho anche riso su. Quando i miei figli sono delusi dico loro: “Tu mi vorresti davvero perfetta, non trovi?”, e loro mi dicono: “Si!”. Allora gli rispondo che ci provo ogni giorno, ma che né io né loro siamo perfetti. Parlare di ciò direttamente con i miei figli facilita la pressione che sento e aiuta ad elaborare con le parole le insoddisfazioni provate da entrambe le parti.

Penso che la differenza, come madre, tra me, Victoria o Letty (le protagoniste dei suoi due romanzi, ndr), sia che io credo di essere degna anche se non sono perfetta, mentre loro pensano che le loro imperfezioni siano simbolo di profonda inadeguatezza, e questo è psicologicamente molto difficile da superare.

 

C’è un personaggio, in entrambe le sue storie, che è il suo preferito? Da chi ha preso ispirazione per i protagonisti dei suoi libri?

Alex è il mio personaggio preferito perché ho avuto un’esperienza simile con Tre’von: aveva 14 anni quando venne nella nostra casa e dovevo arrivare a conoscerlo per capire come essere sua madre proprio mentre stava scoprendo se stesso come giovane uomo. Con Alex ho provato a immaginare la stessa esperienza dall’altra parte, ovvero che cosa si provi ad essere quindicenne e sempre perfetto e responsabile e dover imparare a fidarsi di qualcuno altro per la prima volta.

 

Ha un rituale particolare quando scrive un libro?

Scrivo al mattino quando i miei bambini sono a scuola. Sono molto disciplinata quando scrivo. Mi siedo in disparte più tempo che posso, ogni giorno, e scrivo senza permettere che qualcosa si metta di mezzo. Non importa quanto sporca sia la mia casa, io scrivo invece di pulire! Mi dico spesso: “Alla fine della tua vita, vorresti dire di aver vissuto in una casa perfettamente pulita ogni giorno, o di aver scritto un libro?”. Amo anche la visuale: mi piace la finestra con una luce dolce e gli alberi o i palazzi attorno. Comunque, non sono molto esigente in realtà: sono felice sia se mi affaccio su un paesaggio urbano, sia se sto guardando fuori su un oceano. Mi siedo sempre sulla stessa sedia viola di velluto, che è larga a sufficienza per me e il mio cane (sorride, ndr).

 

Che tipo di bambina è stata? Leggeva molto? E quali tipi di libri?

Quando avevo dodici anni scrissi la mia prima storia breve per un insegnante di inglese, e questo ebbe una buona influenza sulla mia vita. Il titolo era “The Disappointed Bench”. Ho perso la storia e non mi ricordo di cosa parlasse, ma il titolo mi intriga. La mia favola preferita è La bella e la bestia.

 

Preferisce gli ebook o i libri di carta?

I libri di carta! Non possiedo un e-reader.

 

Ha dei progetti futuri riguardo a libri, o cose simili?

In questo momento sono concentrata sul rilancio della mia non-profit, “Camelia Network”, che si occupa di giovani e affidamento. Inoltre, di recente, siamo stati acquisiti da un’organizzazione chiamata “Youth Villages” (cfr ita: “Villaggi della Gioventù”, ndr) e stiamo rilanciando la nostra rete LifeSetNetwork.org . Speriamo di crescere, per servire quanti più giovani possibile e al meglio.

 

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Emanuela Zanardini Studia lettere in università e lavora con i bambini. Ama leggere e viaggiare per il mondo, anche se considera come "casa" sua l'Inghilterra, dove sogna di potersi trasferire in futuro.

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