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Vigoressia o complesso di Adone: quando il fitness diventa un’ossessione

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Ricordate il mito di Adone? La tradizione greca narra di un giovane bellissimo, Adone appunto, conteso da due divinità dell’Olimpo, Afrodite e Persefone, ucciso poi da Ares che era invidioso di lui. Adone, amato e odiato perfino dagli dei, è così divenuto il simbolo della bellezza maschile giovanile e della vita breve

Anoressia e bulimia nervosa sono patologie di cui si dibatte ampiamente, numerose sono le campagne di sensibilizzazione e di prevenzione che puntano ad intervenire su questi disagi già a partire dai primi segnali di malessere e alta è l’attenzione da parte delle famiglie, della scuola e della società in generale.

Anoressia e bulimia fanno immediatamente pensare alla fascia d’età adolescenziale perché questa è la fase maggiormente a rischio per il loro esordio, che riguarderebbe principalmente l’universo femminile. Si calcola, infatti, che il rapporto tra prevalenza nel genere femminile e in quello maschile si attesti fra 6 a 1 e 9 a 1.

 

Essere donna può, dunque, essere considerato un fattore di rischio per la comparsa dei disordini alimentari?

La risposta è “ni”, in virtù della considerazione che simili disagi siano presenti in entrambi sessi pur differendo molto nella loro forma. Tra i maschietti, infatti, è più diffusa la vigoressia, detta anche “anoressia inversa”, “bigoressia”  o “complesso di Adone”. Proprio come nell’anoressia e nella bulimia, l’immagine corporea è distorta, ovvero l’idea di sé e del proprio corpo non è aderente alla realtà e la persona è cronicamente insoddisfatta del suo aspetto, non perché si veda grassa, ma troppo flaccida e poco tonica. Da qui, il bisogno ossessivo di raggiungere la forma fisica perfetta mediante una condotta sportiva rigida e poco salutare che include allenamenti estenuanti in palestra, il ricorso a diete iperproteiche e talvolta anche l’assunzione di steroidi anabolizzanti allo scopo di aumentare il volume muscolare. Ciò comporta un progressivo isolamento sociale, mediante il quale la persona cerca di difendersi dalle opinioni di coloro che non capiscono e che cercano di far riflettere il vigoressico sugli innumerevoli rischi per la salute di una simile condotta.

Non è poi così difficile distinguere fra coloro che hanno una sana passione per lo sport e per la cura di sé e del proprio corpo e coloro che, invece, sono fanatici, esagerati, ossessionati da tutto questo.

Le cause sono molteplici e si comprendono più agevolmente se contestualizzate all’interno di un tessuto socio-culturale  governato dal mito della perfezione e della magrezza e da “valori” narcisistici, dove l’apparire conta più dell’essere ed essere amati equivale ad essere ammirati, guardati, invidiati. Una fame d’amore e di attenzioni, che si esprime attraverso un ideale di perfezione (se non fossi impeccabile, potrei non piacere e non essere accettato  dagli altri) e il bisogno di compensare le proprie insicurezze mediante un aspetto fisico invidiabile, che tuttavia sembra sempre non essere abbastanza.

Una simile società, dunque, offre un facile innesco ai disagi adolescenziali, le cui origini andrebbero meglio approfondite e comprese attraverso un’attenta analisi del contesto familiare e della storia personale del soggetto interessato.

Valentina Nappo Psicologa e psicoterapeuta individuale e di coppia a Napoli. Ama il suo lavoro, lo sport ed i viaggi e il suo sogno è scrivere un libro sull'amore e sui rapporti di coppia.

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