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Violenza sessuale di gruppo: per la Corte vige la minore gravità

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Alcune studentesse sono state oggetto delle attenzioni sessuali da parte del proprio docente all’interno dell’istituto scolastico, luogo che oltre a costituire crescita sociale e intellettuale, dovrebbe far sentire protetti, al sicuro. L’insegnante che aveva abusato dell’autorità connessa alla sua funzione, era stato condannato per violenza sessuale ad una pena di sei anni e sei mesi di reclusione. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione, la quale con sentenza del 20 giugno 2016 n. 25434 ha annullato la sentenza della Corte di Appello e ha rinviato il caso ad altra Corte che dovrà procedere sia alla perizia medica relativa all’imputabilità dell’iinsegnante sia alla qualificabilità del fatto come di minore gravità.

 

Secondo la Cassazione, infatti, la minore gravità è dovuta alla mancanza di progressività della lesione inferta essendo i soggetti passivi sempre diversi e ciascuno indipendente dall’altro, mentre ci sarebbe stata gravità se la reiterazione delle condotte fosse stata rivolta sempre al medesimo soggetto passivo. Il requisito della minore gravità va altresì riconosciuto “all’esito di una valutazione dei fatti generali e che tenga conto sia del grado di coartazione che è stato esercitato sulla vittima, delle sue condizioni fisiche e mentali, dell’entità della compressione della libertà sessuale e del danno arrecato anche in termini psichici, al soggetto passivo”.

 

Violenza sessuale presunta

 

L’art. 609 quater del codice penale detta una disciplina minuziosa in tema di atti sessuali con minorenni volto a tutelare la libertà sessuale degli stessi, intesa essenzialmente come necessità di garantire la consapevolezza e la serietà delle scelte affettive e sessuali. Tale disposizione rileva, in luogo dell’art. 609 bis che disciplina la violenza sessuale, quando l’atto sessuale non sia coartato con violenza, minaccia o abuso di autorità o con induzione e la vittima sia consenziente.
Il legislatore, dunque, tiene conto di una incapacità del minore a dare un consenso consapevole per cui si parla di violenza sessuale presunta, qualificando l’atto sessuale come violento senza la necessità di verificare l’esistenza dei segni oggettiva della violenza.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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