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Virginia Woolf, donna e scrittrice: il ricordo in un Doodle

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Intellettuale impegnata per la parità di genere, Virginia Woolf viene ricordata in un Doodle di Google. La femminista oggi avrebbe 136 anni.

Innovativa nel suo stile narrativo, la romanziera creò dalla sua penna otto capolavori quali ‘Mrs Dalloway’ o ‘Gita al faro’. Indagatrice dell’interiorità dei suoi personaggi, Virginia invertì il procedimento narrativo tradizionale, diventando scrittrice di talento.

 

 

Virginia Woolf vittima di violenza di genere

 

 

Un profilo signorile ed elegante delinea il ritratto su Google della donna che con il marito movimentò il Bloomsbury Group, un gruppo di intellettuali che si riuniva nella sua abitazione, parlando di cultura.

Razionalista ed esteta, la Woolf iniziò la sua attività di scrittrice nel 1915. Della sua produzione ricordiamo ‘Mrs. Dalloway’ (1925); ‘To the lighthouse’ (1927); Orlando (1928); ‘The waves’ (1931); ‘The years’ (1937; trad. it. 1955); ‘Between the acts’ (1941), insieme a due biografie e molti saggi critici.

Autrice di una narrativa sperimentale, nella sua prosa descrisse il temperamento di squisiti personaggi femminili. Li tratteggiava con la penna impugnata in piedi, mentre era intenta a scrivere chinata su un tavolo a tre pollici, come a trarre ispirazione dal suo stesso essere, freneticamente.

Affranta dal disagio interiore, tentò il suicidio a 22 anni, ma si salvò dopo essersi lanciata da una finestra troppo bassa. Aveva paura del sesso, tanto da asserire di voler sposare un amico omosessuale. Il motivo? Fu in prima persona vittima di abusi da parte del fratellastro.

Insicura, non amava essere immortalata negli scatti fotografici e provava un’avversione per le donne anziane che bevevano. Si sposò, ma dovette apprendere l’arte dell’essere una buona moglie iscrivendosi ad un corso di cucina, che si rivelò inutile, quando Virginia fece cadere la sua fede in un pasticcio di carne.

“Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?”, asseriva la Woolf, che nei romanzi parlava di donne che si ribellavano a padri, fratelli e mariti, proprio come lei, vittima di un maschilismo che vedeva la figura femminile sottomessa a quella maschile e per questo incapace di lavorare, pensiero scardinato dalla donna pioniera tra le pagine di un libro, dell’orgoglio rosa.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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