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#WhereIsMyName: su Twitter la campagna per le donne afghane

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Where is my name”, ovvero dov’è il mio nome. Ancora una volta è un hashtag che cerca di sensibilizzare e portare avanti la causa dei diritti delle donne in Medio Oriente, questa volta in Afghanistan.

 

 

Rompere i tabù dando voce ai nomi delle donne

 

 

In Afghanistan non è possibile chiamare le donne in pubblico con il loro nome, sono piuttosto “le madri di” o “le mogli di”. Addirittura nel paese vige una legge che proibisce di inserire il nome della madre sui certificati di nascita dei neonati. Per battersi contro questa legge e contro tutte quelle usanze discriminatorie nei confronti delle donne – vedi l’obbligo di indossare il burqa che già qualche tempo fa in Iran aveva spinto ad una campagna social – un gruppo di attiviste ha dato vita alla campagna #WhereIsMyName che, partita dalla provincia di Herat, si sta facendo ormai conoscere in tutto il mondo. Una campagna nata con l’obiettivo di rompere quei tabù che ancora oggi nel paese circondano le donne, privandole di diritti fondamentali.

Ancora una volta, quindi, sono i social e gli hashtag che si fanno promotori di una sensibilizzazione riguardante le condizioni delle donne nei paesi medio orientali. #WhereIsMyName sta ottenendo il supporto anche di una serie di artisti locali, ma non sono mancati gli attacchi da parte dei gruppi più conservatori ed estremisti del paese: “Il nome di mia madre, mia sorella e mia moglie è sacro, come sacro è il loro velo, simbolo del loro onore”, così ha scritto su Facebook Modaser Islami, leader in Afghanistan di un’organizzazione giovanile.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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