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Zia Fifina, suo figlio e quella casa attesa da 20 anni: storia di un’ingiustizia all’italiana

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Aspettare 21, lunghissimi anni per rientrare in casa propria. Aspettare invano e morire senza vedere realizzato quel desiderio. Per colpa di un naturale, quanto maledetto, terremoto; per colpa, soprattutto, della innaturale, perniciosa lentezza della burocrazia italiana (e di altre ‘situazioni’ che qui non è sede opportuna specificare).

Quello che succede, si badi bene, non succede in Africa – laddove perfino i mezzi di sostentamento scarseggiano. No, accade in una remota, certo, ma civilissima cittadina del Belpaese. Trecchina, Potenza, Basilicata.

È qui che oggi un uomo insiste a combattere, con tutti i mezzi che gli sono concessi (anche lo sciopero della fame) al fine di vedere riconosciuto un suo sacrosanto diritto, in memoria della madre, legittima proprietaria di un immobile che l’amministrazione dello Stato, più ancora del sisma, le ha portato via. Si chiama Carmine Marotta, è figlio di Serafina Ferraro, meglio conosciuta come zia Fifina, una simpatica maestra molto nota nella sua città che qualche anno fa, ad appena 92 anni, balzò agli onori della cronaca nazionale perché ancora “sfrattata”, a dispetto dell’età e delle precarie condizioni di salute.

 

La vicenda senza lieto fine di zia Fifina: quando la burocrazia dà il peggio di sè

 

 

Era il 1998 e le scosse, con epicentro Maratea, provocarono solo una vittima. Brutto da dire ma troppo poco per ottenere il risalto mediatico che sarebbe loro spettato, visto che tante furono le abitazioni distrutte, soprattutto a Trecchina. La situazione si sarebbe dovuta sistemare nel giro di poco tempo con una messa in sicurezza delle dimore. Invece, solo a giugno 2017 la ditta che doveva provvedere alla ricostruzione post sisma firmò la chiusura formale dei lavori a diverse abitazioni tra cui quella dell’ormai deceduta zia Fifina.

Peccato che, una volta rimesso piede in casa, il figlio Carmine si fosse immediatamente reso conto che qualcosa “non quadrava”: i lavori non erano stati eseguiti come da progetto e l’appartamento mancava di rifiniture. Difatti, appena un paio di mesi dopo, l’11 settembre, un violento acquazzone complicò le cose: l’acqua invase tutto, compresi i fili della corrente, rendendo di fatto impossibile alloggiarvi.

Le colpe, in questa triste storia, negli anni sono rimbalzate di capo in capo ma la sostanza è che zia Fifina prima, suo figlio dopo, non hanno mai avuto il piacere di vedere soddisfatta la loro richiesta. Ad oggi, l’appartamento è considerato dal collaudatore ancora inagibile; la ditta, su cui pende anche l’accusa di aver provocato ingenti danni alle abitazioni, aspetta l’ultima rata di compenso dal Comune; l’amministratore condominiale non nomina la nuova ditta, nonostante sia stata trovata; Carmine si prepara a dormire in auto pur di avere giustizia…Insomma, raccontare un lieto fine sarebbe stato fantastico, ma siamo in Italia. Provincia dello Zimbabwe.

 

 

Per saperne di più: https://www.iene.mediaset.it/video/golia-zia-fifina-e-morta-fuori-da-casa-sua_97336.shtml

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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